Recensione “Al Chiaro di Luna” di Ester Cavalli

 

 

 

 

 

 

 

Quando due amiche si rivedono dopo diverso tempo, viene naturale ricordare le esperienze passate e condivise. A tale rito non possono sottrarsi Elena e Marilù che, alternativamente, rievocano i primi, drammatici mesi della loro fresca ma già profonda amicizia. Prende vita, così, un intreccio sempre più stretto, composto dall’oscurità del male, dalla luce dell’amore, dall’oro dell’amicizia e dalle varie tonalità del grigio dell’insicurezza e del dubbio, finché, tessera dopo tessera, l’intero mosaico si ricompone. Nella vita, ciascuno ha la propria dose di lacrime da versare, di difficoltà da superare, di lotte da affrontare. È ineluttabile, ed Elena Mattei non può certo sottrarsi al destino quando, verso la fine dell’ultimo semestre di Liceo, sullo sfondo degli anni di piombo, rimane coinvolta, suo malgrado, in sanguinosi atti criminali e complicate vicende sentimentali che le sconvolgono totalmente l’esistenza. Il male, oscuro e terribile, irrompe nel suo mondo di ragazza diciannovenne con problematici rapporti familiari e amorosi. Tutto ha inizio proprio il 16 marzo 1978, il giorno del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani.

Questo è uno di quei romanzi che riesce a farti rimanere a bocca aperta a boccheggiare alla ricerca di aria.

Il respiro trattenuto tra le pagine manda il tuo cervello in tilt.

Questa è la storia di un’amicizia, la storia nella storia. Gli anni di piombo visti dagli occhi di una ragazza liceale in attesa degli esami, e come l’Italia, anche lei dopo aver vissuto quegli anni è diversa, qualcosa l’ha segnata nel profondo.

A distanza di anni Marilù ed Elena si incontrano in una località sconosciuta e rivivono vecchi ricordi, parentesi di vita, la nascita della loro amicizia, i primi amori. E il lutto. La perdita di persone care che segnano l’esistenza.

Ho fatto fatica a volte a capire lo spazio temporale, e saltare dal presente al passato, dal tè con l’amica del cuore al rapimento, alle scoperte, a colpi di scena.

I punti di vista si alternano tra le righe senza aver specificato la provenienza, questo non rende molto fluida la lettura, ma non toglie allo stesso tempo quel sapore amaro-dolce del racconto.

Ho vissuto nella mia testa l’indecisione di Elena, il suo primo amore, la sua prima volta. Ho sofferto la perdita della sua amica, l’ansia degli attentati. Ho sognato tra le braccia di Norman e arrabbiata di fronte al comportamento di Julian.

Un cuore, due amori, la scelta, l’arresa, la fuga.

L’intera storia si snoda tra le note del Chiaro di Luna, la sonata di Beethoven, elemento cruciale e fondamentale, il punto focale del romanzo, dove tutto è celato sotto mentite spoglie, dove l’amicizia nasconde un covo di serpi, dove l’amore è frutto di bugie, dove tra le bugie si nascondono le verità.

Ragazzi, alla fine del romanzo sono rimasta scioccata, niente sembrava come mi ero immaginata, tutto fino alle ultime pagine viene messo in discussione. Anche il finale ti lascia sconcertata, allibita, un finale inatteso, diverso dagli altri.

Complimenti per questo romanzo d’esordio, ricco di suspense, di colpi di scena inattesi, di sentimenti svelati e altri ben nascosti. Ottima inquadratura spazio temporale, ottima descrizione dei fatti di storia, mi sono sentita catapultata nella storia e dentro la storia. Consigliatissimo.

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