Buongiorno Priscilla e benvenuta nel nostro salottino virtuale delle interviste.
A chi ti sei ispirata fra le varie pioniere del 1800 per la tua protagonista?
Il mio primo pensiero va a Marie Curie, la prima donna a ricevere il Nobel per la fisica nel 1903, che pagò con la vita la mancata conoscenza dei danni provocati dall’uranio, tanto che la sua stessa tomba è considerata radioattiva. Il secondo a Florence Nightingale, fondatrice della Croce rossa, a cui dobbiamo tante norme igieniche moderne. E il terzo a una donna italiana, poco o per niente conosciuta, Caterina Scarpellini, astronoma e meteorologa, oltre che patriota.
È stato un piacevole cambiamento inserire un’avventura pionieristica in un romanzo vittoriano; cosa ti ha spinto a staccarti dalla moltitudine di romanzi più o meno sulla stessa falsa riga?
Diciamo che la solita storia d’amore sarebbe qualcosa di trito e ritrito. Ho sempre amato il lato avventuroso dell’età delle esplorazioni geografiche. Perché non pensare a una giovane gentildonna fuori dai soliti schemi, una ragazza che ama il sapere, che cerca una relazione alla pari e che non intende accontentarsi del solito marito del Ton? E dove poteva succedere, se non in una terra in cui regnava una regina?
Si vedono sempre più spesso nei romanzi regency e vittoriani, giovani donne che, grazie a famiglie compiacenti, riuscivano a studiare e coltivare le loro passioni, andando oltre alle classiche nozioni da “debuttante appetibile”. Quanto era realmente diffuso questo atteggiamento nell’800?
Non quanto mi piacerebbe, purtroppo. L’Italia è un fanalino di coda, per quanto riguarda la conquista dei diritti delle donne. Non ci sono donne nella letteratura italiana, ad esempio, prima delle poetesse petrarchesche del Cinquecento, di Matilde Serao, e del caso Grazia Deledda, premio Nobel, a cui le letterature dedicano mezza pagina. Ma l’Inghilterra era più avanti. Non era insolito che le famiglie benestanti, borghesi o nobili che fossero, provvedessero a una vera istruzione delle figlie. E non a caso proprio lì inizia, nella seconda metà del XIX secolo, il movimento delle suffragette e tutti i movimenti per il riscatto sociale delle donne.
Mi hai incantata per le descrizioni dettagliatissime, tanto che mi è sembrato di vivere le scene del tuo romanzo. Hai visitato di persona quei luoghi o sono solo frutto di ricerche?
Fino all’Egitto ci sono arrivata… Il resto? Tutto lavoro di ricerca, purtroppo.
Leggendo il tuo romanzo mi hai fatto prendere consapevolezza dell’ enorme lavoro fatto dagli esploratori e cartografi del passato, armati solo di carta, matita, determinazione e desiderio di avventura.
Sì, è stato un lavoro immenso, complicato da tante strane situazioni. Pensa che nel Borneo dovettero affrontare il problema del cannibalismo, sulle vette dell’Himalaya il problema dell’altitudine con relativa carenza d’ossigeno, mentre in Africa si ritrovavano intrappolati tra conflitti tribali e altri paesi europei in gara per la conquista di materie prime. Quelle donne (poche) e quegli uomini avevano una cosa che manca alle nuove generazioni: la fiamma viva della passione.
Tu hai una posizione privilegiata nell’osservare le nuove generazioni, secondo te riescono a comprendere una missione di questa portata? Almeno negli intenti?
Purtroppo non sono particolarmente ottimista in tal senso. Vedo giovani troppo spenti, troppo rassegnati, anzi peggio, inconsapevoli della necessità di avere degli obiettivi e di dover difendere con unghie e denti i diritti acquisiti. E no, non capiscono che se loro vivono nella bambagia, qualcuno ha lottato, fatto ricerca, vissuto nello spirito di sacrificio senza alcun tornaconto.
La tua dedica: a chi combatte contro il vuoto cosmico nelle menti, fa meditare, io e te ne abbiamo parlato a lungo, cosa rimarrà negli anni a venire di questa battaglia?
Mi auguro seriamente che nei miei libri possa restarne traccia, così come spero che la fiamma della passione, che ancora mi anima, resti nei cuori dei miei allievi. Comunque, nel complesso, la mia idea è “Après moi, le déluge”. Verranno generazioni di schiavi inconsapevoli, semi analfabeti e ottusi?
Io ti ringrazio molto per avermi fatto leggere in anteprima questo bellissimo romanzo d’avventura e per il tempo che ci hai dedicato.

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