INTERVISTA A… Patrizia Ines Roggero

 

Buongiorno Patrizia e benvenuta nel salottino virtuale delle nostre interviste.

Ho letto i primi due volumi della serie sui Dreamx, gruppo Kpop che mi ha fatto emozionare come una teenager.

Possiamo dirlo senza alcun problema, io e te non siamo più ragazzine quindi ti pongo queste specifiche domande per dare un senso a questo entusiasmo che ci ha coinvolte!

 

  • Come mai hai deciso di scrivere un music romance kpop?

Ciao Anna, inizio ringraziandoti per questa intervista e per aver apprezzato i miei romanzi!

L’idea di questa serie ambientata nel mondo del K-pop è nata per gioco. Ho iniziato ad appassionarmi al genere lo scorso anno, ma sono rimasta subito colpita dal mondo degli idol che offre spunti interessanti per il genere di storie che amo raccontare. Da qui la voglia di sperimentare la stesura di un music romance. 

È stata un’esperienza interessante, quasi liberatoria, perché ho scritto il primo romanzo pensando di tenerlo per me, senza mettermi paletti o ansie di alcun tipo. Alla fine, ho deciso di pubblicarlo. Il gioco iniziale era diventato molto di più durante il processo creativo e sono felice di averlo fatto.

 

  • Seconda domanda che spero mi dia una valida spiegazione: come hai fatto a far deviare una rockettara come me su questo genere?

Ah, guarda, ti capisco! Io ne vengo da anni e anni di hard rock, glam, con qualche capatina nell’heavy metal… quindi mai avrei pensato di finire nel K-pop. E invece è successo!

Credo che il punto non sia tanto il genere musicale, ma le emozioni che riesce a trasmettere, insieme a un sound coinvolgente. Nei miei libri ho cercato proprio questo: personaggi intensi, dinamiche forti, un certo tipo di energia che, alla fine, non è così distante da quella del rock.

Se sei arrivata al K-pop attraverso le storie dei DREAMX e il loro mondo, allora missione compiuta!

 

  • Di boy band ne sono passate sui palcoscenici di tutto il mondo, qual è il segreto di questi performer dagli occhi a mandorla? 

Sicuramente alla base ci sono il talento e una presenza scenica di un certo livello, ma non bastano a spiegare un fenomeno così potente.

Secondo me, a fare la differenza sono il lavoro enorme di formazione, la disciplina e la costruzione dell’artista. C’è una cura molto forte dell’immagine, non solo in senso estetico, ma proprio dell’identità che trasmettono.

E poi c’è il rapporto con i fan. Concerti, fan meeting, dirette, chat, contenuti continui… grazie ai social questi artisti sono sempre presenti, entrano nella quotidianità di chi li segue.

Le boy band del passato si vedevano soltanto in TV o sui giornali, invece, oggi i fan hanno un accesso diretto e costante. E questo crea un legame molto più stretto, quasi personale.

Per il pubblico occidentale, credo giochi un ruolo anche il fascino della differenza culturale con uno stile di vita lontano dal nostro e un modello maschile meno rigido, apparentemente più aperto nell’esprimere le emozioni. È qualcosa che incuriosisce e, in molti casi, attrae proprio perché diverso da ciò a cui siamo abituati.

 

  • Ti sei ispirata a qualcuno per i protagonisti di questi primi due romanzi?

No, preferisco creare personaggi liberi da influenze dirette. Mi piace che nascano in modo autentico, senza essere modellati su persone reali.

In Forbidden Beats ho preso spunto solo per un dettaglio, la nazionalità di Ethan, che è nato e cresciuto in Australia, come alcuni idol esistenti. Questo mi ha permesso di costruire un personaggio con un’impronta più occidentale, utile per la dinamica della storia.

Per il resto, però, i miei protagonisti prendono forma da soli, attraverso la scrittura.

 

  • Scrivere di un paese così lontano dal nostro come usi e costumi deve essere stato divertente, qual è stata la cosa più curiosa che hai scoperto?

Sì, è stato divertente e anche molto stimolante. Più che grandi differenze, mi hanno colpito soprattutto i piccoli dettagli della vita quotidiana. Ad esempio, mi ha fatto sorridere scoprire che in certi contesti, se una persona più anziana ti versa da bere, rifiutare non è considerato educato, e per rispetto si tende a bere girandosi leggermente di lato.

Un altro aspetto interessante è il modo in cui cambiano le relazioni in base all’età. Esistono termini specifici per rivolgersi a qualcuno di più grande, anche se si tratta di un amico o di un’amica. 

Sono piccoli gesti che riflettono un senso della gerarchia e del rispetto molto forte, più evidente rispetto a quello a cui siamo abituati.

Durante le ricerche, poi, ho scoperto una cosa che mi ha sorpresa. Ero convinta che il bonsai fosse un’arte giapponese, invece ha origini cinesi ed è diffuso anche in Corea, dove assume un significato un po’ diverso, più legato all’armonia e alla naturalezza. Dal momento che compare nel secondo romanzo, è stato interessante inserirlo nella storia con questa sfumatura.

 

  • Di quanti romanzi sarà composta la serie e quando conti di pubblicare il terzo?

La serie finirà con il terzo volume che spero di pubblicare entro la fine dell’anno. 

 

Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo

Grazie a te e al blog per aver dato spazio e voce ai miei romanzi!

 

 

Anna

 

 

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