Buongiorno e benvenuta nel nostro salottino virtuale delle interviste.
Sto leggendo la tua serie dedicata alla Silver lake school e…che dire? Mi sta intrigando tantissimo!
-Mi piace il tuo modo di inserire all’interno della trama romance degli elementi soft thriller.
Come riesci a far coesistere così bene le due cose?
Credo che l’amore e la suspense parlino la stessa lingua: quella del battito cardiaco accelerato. Il segreto sta nel non considerare la trama thriller come un elemento esterno, ma come uno specchio dei conflitti interni dei protagonisti. Se il pericolo fuori aumenta, la vulnerabilità dentro cresce di pari passo. Questo costringe i personaggi a fidarsi l’uno dell’altro molto più velocemente di quanto farebbero in una situazione normale. Il mistery romance mi serve a spogliare le loro anime, lasciando che l’amore nasca non malgrado il pericolo, ma proprio grazie a esso.
-I personaggi di questa serie hanno sempre delle ombre e l’amore riesce a salvarli dal loro personale buco nero. Credi che anche nella vita reale l’amore sia l’arma più potente per poter salvare qualcuno?
Nella vita reale sono convinta che l’amore sia un catalizzatore straordinario, una luce che ti mostra la via d’uscita, ma la forza per camminare verso quella luce deve partire da noi stessi. Non credo nell’amore come “cura” passiva”; credo nell’amore come ispirazione. Sentirsi amati ci dà il coraggio di guardare dentro le nostre ombre e fare il lavoro duro per guarire. Quindi sì, è l’arma più potente, ma solo se decidiamo di impugnarla insieme a chi ci sta accanto.
– Mi è piaciuta molto la caccia al tesoro letteraria, l’Hunt crown, a cosa ti sei ispirata per creare un evento simile?
L’idea dell’Hunt Crown nasce dal mio amore per i vecchi misteri accademici e per il fascino dei messaggi in codice. Volevo creare qualcosa che unisse l’adrenalina di una sfida fisica all’intelletto della deduzione letteraria. Mi sono ispirata in parte alle antiche tradizioni delle società segrete universitarie inglesi, ma rilette in chiave moderna. Volevo che i lettori (e i personaggi) provassero quel brivido antico del “cercare indizi tra le pagine”, trasformando la lettura stessa in un’avventura interattiva e un po’ dark.
– Da quanti volumi sarà composta la serie?
Il progetto prevede tre volumi autoconclusivi. Ogni libro con una coppia diversa. Stessa scuola, stessa città, stesse tradizioni, ma in ogni volume scoprirete dettagli diversi per ogni aspetto.
– La musica è per me una componente molto importante nelle storie che vengono raccontate, adoro quando un romanzo viene corredato da una playlist. Parlami della versione inedita di Creep che fa da sfondo al post di presentazione di questo romanzo. Come l’hai creata?
Capisco perfettamente: per me la musica è la spina dorsale della scrittura. Per quel post volevo qualcosa che graffiasse l’anima. Quella versione inedita di Creep è nata immaginando il contrasto perfetto per la storia: ho destrutturato il brano originale dei Radiohead, rallentandolo drasticamente e affidandolo a un arrangiamento minimale. La voce, sussurrata e quasi spezzata, trasforma il pezzo da un inno rock a una confessione dolorosa e intima. È il perfetto manifesto sonoro dei miei protagonisti: anime che si sentono “sbagliate” ma che cercano disperatamente il proprio posto nel mondo.
-Osservando le nuove generazioni sottomesse al giudizio dei social hai voluto lanciare il tuo messaggio d’allarme anche attraverso le tue parole, ci sarà mai modo di recuperare questa situazione in cui i ragazzi sono assoggettati da un modello predefinito e omologato?
È un tema che mi sta immensamente a cuore. Credo che il recupero non avverrà demonizzando la tecnologia, che ormai è il loro mondo, ma offrendo alternative emotive che siano più forti dello schermo. I ragazzi si omologano perché hanno paura del rifiuto. Il nostro compito, anche attraverso i libri, è mostrare loro che l’unicità e persino le proprie crepe hanno un valore immenso. C’è speranza se riusciamo a rieducarli all’empatia e alla bellezza della noia, del pensiero lento. Quando capiranno che la perfezione social è un algoritmo sterile e che la vera intensità sta nelle imperfezioni reali, allora inizieranno a liberarsi.
-Se dovessero scegliere uno dei tuoi romanzi per una trasposizione cinematografica/serie TV, quale sarebbe secondo te quello più adatto?
Penso che Black Butterfly, il primo volume di questa serie, si presterebbe a una serie TV in stile dark Academy. L’alternanza tra i momenti romance fortemente emotivi e i cliffhanger del thriller soft si sposa con i tempi televisivi moderni, quelli che ti spingono a fare binge-watching a notte fonda. Ma se dovessi sceglierne solo uno, allora ti direi Cotton Island. Penso che l’ambientazione, i colpi di scena e le atmosfere sarebbero perfette per una mini serie.
– Fra tutte le domande che ti avranno fatto nelle interviste, ce ne è una che avresti voluto ti facessero e non è mai stata posta?
Che bella domanda. Mi piacerebbe che qualcuno mi chiedesse: “Qual è la scena che hai scritto che ti ha fatto più paura scoprire di avere dentro?”.
Spesso si pensa che gli scrittori creino tutto a tavolino, ma la verità è che quando scavi nelle ombre dei tuoi personaggi, finisci inevitabilmente per attingere alle tue. C’è sempre una scena, in ogni libro, in cui mi fermo e penso: «Accidenti, questo fa male sul serio». Ed è proprio quella la scena che preferisco.
Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo.

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