Doppia recensione “Il corvo e la rosa” di Marilynn St. Claire

 

 

Un antico rubino rosso come il sangue, a forma di rosa.

Un castello scozzese arroccato su una scogliera a picco sull’oceano.

Una truce leggenda.

Quando l’impulsiva Rose varca la soglia di Dunraven e conosce l’enigmatico lord Percy, la sua vita verrà stravolta senza possibilità di ritorno.

La passione che li attira l’una verso l’altro è dirompente come la tempesta che li fa incontrare, ma la loro felicità verrà minacciata dall’arrivo di un personaggio misterioso e determinato a riprendersi ciò che ritiene suo. Fino a portarli sull’orlo del baratro.

Un romanzo che alterna momenti di passione, brividi e risate, complice il levriere Ursus che osserva tutto dall’alto della sua saggezza canina.

Bellissimo romance storico ambientato nella selvaggia Scozia ottocentesca.

Rose è una giovane domestica, orfana, che si reca nel tetro castello dove la sua prozia lavorava come governante, per recuperare i suoi averi dopo il decesso di quest’ultima. Il conte Percy è il padrone del castello, è un uomo all’apparenza burbero e di poche parole, questo unito alle dicerie e alle leggende legate sul suo maniero, lo rendono un uomo cupo e misterioso.

Fra i due l’attrazione è subito molto forte, come forte è il carattere di entrambi i protagonisti. Tenaci, coraggiosi e i dipendenti faticheranno ad andare d’accordo seppur affascinati uno dall’altra.

Oltre alla storia in sé ho amato moltissimo l’ambientazione scozzese, il lato cupo e misterioso amplificato dalle bufere e dagli acquazzoni, ma anche quello selvaggio e brullo delle sue colline. La solitudine del castello e del cuore di Rose rende il tutto ancora più gotico e misterioso. Altra nota interessante è la complessità di strati di cui è composto il romanzo. Il cuore è sicuramente romantico ma l’intera narrazione è ammantata di uno sfondo di mistero che a tratti rasenta il thriller, ma non è finita qui, perché le sue pagine sono intrise di ironia, sottile o marcata a seconda delle esigenze, il tutto a stemperare il lato più serioso e “pesante”.

Una bella storia d’amore, con un po’ di pepe e di battibecchi e tante cose celate; due protagonisti originali e molto interessanti e un’antagonista bella ed elegante quanto odiosa; un mistero attorno a un antico gioiello legato addirittura ad una setta satanica e tanto altro ancora sono gli ingredienti che entrano in campo in questo romanzo che ho trovato molto valido, ben scritto e intenso.

Consigliatissimo!!!

Esilarante e frizzante, passionale e dolce, un libro che dà tanto, che tra battibecchi dei protagonisti e la passione che sfocia fin da subito regalerà ai lettori una versione diversa dell’amore d’altri tempi e una coppia scoppiettante ed innovativa da gustare.

“Testarda come un mulo… quella ragazza è proprio come uno scotch di puro malto invecchiato dodici anni.”: Lei.

“Conte borioso”: Lui.

Una serva e un conte, un corvo e la sua Rose, la società dell’ottocento che non aiuterà di certo questo amore, e i caratteri forti dei protagonisti che metterà più di uno zampino.

“Prima mi fa perdere dieci anni di vita con quella caduta, poi mi affetta come un salame con quella sua lingua affillata e infine se la dà a gambe, e mi lascia fuori da una porta a rompermi le mani. E tutto questo in casa mia!”.

Mi sono divertita tra le pagine, “per il sacro Kint di Santa Kenneral”, arrabbiata a volte, e innamorata di quel conte antipatico, autoritario, dai capelli corvini e dagli occhi penetranti.

“Tu sei in assoluto la donna più interessante, oltre che impossibile, che io abbia mai conosciuto… Non fai altro che cacciarti in situazioni assurde e pericolose. Sei una specie di assassina, Rose, davvero, perchè ogni volta mi fai morire.”

Consigliatissimo.

 

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