Secondo estratto “Troy out of the dark” di J.J. Harper

Traduzione amatoriale di Cristina Fontana autorizzata dall’autrice

 

Rientrando nell’edificio dopo aver osservato Raff lasciare il parcheggio a tutta velocità, torno nella stanza. La mia testa è incasinata; cos’è appena successo? Ben organizza le fasi finali del pomeriggio, parlando a bassa voce ai veterani che stanno radunando le loro cose. Tutti, tranne uno. L’uomo che ha mandato a rotoli l’intero pomeriggio. Se ne sta semplicemente lì, in piedi, disorientato.

Mi precipito verso di lui e mi fermo a pochi passi. Lui solleva la testa e, a parte il dolore e la tristezza che vi scorgo, vedo gli stessi occhi verdi di Raff. Inclino la testa di lato e noto gli stessi zigomi alti e la mascella volitiva, questa volta non nascosta sotto quella barba che amo così tanto.

“Che cosa gli hai fatto?” Le parole mi escono di bocca ancor prima di poterle controllare. Lo osservo indietreggiare come se lo avessi colpito.

“L’ho distrutto,” mi sussurra, poi mi volta le spalle e si trascina alla porta. Ben lo chiama a voce alta, ma lui fa un cenno con la mano e continua a camminare.

Mi giro di scatto, gelando Ben con lo sguardo e lui d’istinto alza le mani in alto. “Ehi, Troy, stai indietro!”

“Chi cazzo è? Voglio nome e indirizzo. Voglio la sua cazzo di storia e la voglio adesso! Voglio sapere cosa cazzo ha a che fare con il mio uomo.” Esco dalla stanza come una furia e mi dirigo fuori dall’edificio, ma dove vado? Raff oggi è venuto qui in macchina; sapeva sarebbe stata una lunga giornata e non era contento di lasciare solo il cane.

Prendo il cellulare, lo chiamo ma scatta subito la segreteria. Lo sapevo, ma speravo non succedesse. “Raff? Raff, amore, parlami. Per favore, tesoro, parlami.” Chiudo la telefonata, mi appoggio al muro e mi lascio scivolare a terra appoggiando la testa sulle braccia avvolte attorno alle ginocchia piegate. Questa è una brutta storia, molto brutta.

Una mano sulla spalla mi fa sollevare la testa e scopro che Ryan è in piedi accanto a me. “Cos’è successo, Troy? Cosa possiamo fare?”

“Non ho la minima idea di cosa fare, ma quell’uomo ha ferito Raff così a fondo che lui è scappato.” Mi alzo e mi passo le mani tra i capelli, cercando di schiarirmi le idee. “Devo andare a casa e non ho la macchina.”

“Prendi la mia, io andrò a casa con Nico.” Ryan mi porge le chiavi e sorride triste. “Andrà tutto bene, Troy. Vuoi due avete qualcosa di troppo bello, ed è reale. Non credo che lo getterà via.”

Mentre mi volto per andarmene, Ben mi si avvicina. La sua espressione è seria, ma credo abbia delle risposte. “Dimmi, Ben. Dimmi cos’ha fatto quell’uomo.”

“Si chiama Corrigan Deschamps. Suo padre è Ferdie Deschamps, il senatore. Corrie è andato via di casa a diciotto anni e si è arruolato. Da quello che si dice, ha tagliato tutti i ponti con la sua famiglia e non è mai più tornato a casa. È un brav’uomo, Troy, non so e non capisco quello che è appena successo, e Corrie non ha detto niente. Forse dovresti parlargli, potrebbe darti delle spiegazioni. Mi dispiace, Troy.” Ben fa un sorriso stentato, ma vedo che non è fatto con il cuore.

“Davvero? Il Senatore Deschamps? Quell’uomo è uno stronzo omofobo, che cita di continuo versetti della Bibbia e cazzate simili. Ho bisogno dell’indirizzo e del numero di telefono di questo tizio, Ben. Adesso, però, devo andare a casa. Devo parlare con Raff, provo a vedere se lui riesce a darmi delle spiegazioni.” Me ne vado di corsa, sapendo di aver già perso troppo tempo. Salto sull’auto di Ryan e in un lampo sono in strada. Il traffico è pesante, ma la Aston Martin di Ryan è più che capace di districarsi tra le macchine. Dieci minuti più tardi sono davanti a casa, ma il furgone non c’è. Quindi, nemmeno Raff, merda!

Tiro fuori il cellulare e faccio il suo numero, ma ancora una volta scatta la segreteria. Sto male e so di essere ad un passo dal crollare. “Raff, parlami. Per favore. Ti amo. Non posso perderti, non potrei sopravvivere a un’altra perdita. Per favore, torna a casa.” I singhiozzi mi risalgono in gola e le lacrime iniziano a scorrere liberamente lungo le guance. “Torna a casa, amore, possiamo affrontare questa cosa insieme.”

Se Raff è collegato a Corrigan, e si assomigliano così tanto che lo devono essere per forza, non mi stupisco che sia andato fuori di testa. Raff in questo caso sarebbe stato soggetto all’odio di suo padre per anni.

Vorrei che rispondesse al quel suo maledetto telefono, mi ha promesso che non se ne sarebbe andato. Ho bisogno di lui, so di non poter sopravvivere se lui se ne andasse.

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