Release Party “Quello che non ami” di Anyta Sunday – Recensione

 

 

 

 

 

 

 

Buongiorno a tutti ecco per voi la recensione in anteprima della nuova uscita di Anyta Sunday.

Curiosi di sapere cosa ne pensiamo di questo nuovo libro?

SEGUITECI!!

Rory A. Phillips è stanco di essere tormentato dai fantasmi del passato. Stanco di soffrire come un cane. Stanco di sentirsi sperduto. Ogni volta che “vede” William, il suo migliore amico, fa i bagagli e fugge via in sella alla sua moto. Esisterà un posto in cui scappare per essere libero da lui? Un posto in cui potrà imparare ad amare? Un posto da poter chiamare casa?

Dopo aver perso l’ultimo parente rimastogli, Eric Graham si trasferisce a Wellington per cominciare un nuovo lavoro e una nuova vita. È solo, se si escludono le ceneri di suo nonno che non si convince a disperdere in mare. L’unica persona che conosce in città è uno stronzo omofobo con cui preferirebbe non avere nulla a che fare, ma non fa altro che imbattersi in lui.

Rory ed Eric, entrambi soli e in lutto, cercano la maniera di andare avanti. Forse il modo migliore è farlo insieme.

Questa è una serie che mi ha appassionato fin dal primo libro. Ne ho amato i personaggi e le dinamiche. Mi hanno divertito e anche fatto sognare su un destino a volte beffardo, che mette nella tua strada, e nel tuo cuore, qualcuno di completamente inaspettato. Con questo pregresso mi sono avvicinata alla lettura del quarto volume e ho trovato un libro davvero molto bello, tanto da poterlo definire il mio preferito tra tutti i quattro.

In questo libro ci affacciamo nella vita di Rory ed Eric. Entrambi nascondono dolore e un enorme senso di solitudine e sconfitta. Rory ha perso William, il suo migliore amico e segreto amore. Eric ha perso suo nonno, unico parente rimastogli. Entrambi hanno bisogno di riprendere in mano le redini della propria vita, entrambi rimangono in qualche modo sempre impigliati nei ricordi di coloro che non ci sono più.

Rory continua a scappare dai ricordi, Eric non vuole lasciarli andare.

Ed è mentre entrambi cercano di ricominciare che si incontrano, o meglio che si incontrano di nuovo. Non voglio svelarvi di più sulla trama perché penso sia un libro che vada scoperto e assaporato pagina dopo pagina, in un crescendo di emozioni in cui ci trasportano Rory ed Eric. È una storia in cui il dolore e la perdita vengono affrontati in due modi diversi che comunque s’incontrano e si completano fino a divenire il modo in cui entrambi rinascono.

Ha una sensualità dirompente, eppure delicata e mai volgare, che ha la capacità di coccolarti e di farti sentire i sentimenti dei protagonisti. Bellissima l’introspezione di entrambi, istintiva, dolorosa, a tratti fragile eppure così semplice quanto una carezza.

Libro assolutamente consigliato.

SENSUALITA’: 

RECENSIONE A CURA DI: 

EDITING A CURA DI: 

 

LE TAPPE:

02/10/2017 M/M e dintorni, l’altro lato del romance

02/10/2017 Reading Rainbow Books

03/10/2017 Queer as a book

03/10/2017 Romance & Fantasy for Cosmopolitan Girls

03/10/2017 Emozioni fra le pagine

04/10/2017 Letture Sale & Pepe

04/10/2017 Testa e piedi tra le pagine dei libri

05/10/2017 Tre libri sopra il cielo

06/10/2017 Love Live Life Book

ESTRATTI:

«Vieni,» lo invitò Eric.

Lui lo fece e si fermò ai piedi del letto. L’altro ragazzo era spaparanzato sopra le coperte, con Pigolo accoccolato nell’incavo del braccio. «Ti sta facendo le fusa contro l’ascella, eh?»

Lui ghignò. «Ha iniziato dall’ombelico.»

Rory gli lanciò il mazzo di chiavi. «Spero che non ti dispiaccia.»

«Dispiacermi?» Eric le esaminò fino a trovare la sua. La strinse così forte che gli sbiancarono le nocche. «Dev’esserci un errore. Non può essere come dicono.»

«Un errore? Con la chiave?»

«No. Lascia perdere. La chiave è… esattamente dove dovrebbe essere.» Fece per puntellarsi sui gomiti ma lui lo fermò.

«Non ti muovere. È così che voglio ritrarti.» Posò lo zaino sul pavimento, recuperò il suo regalo dal salotto e tornò in camera. Sbatté le palpebre alla vista che lo accolse. «Credevo di averti detto di non muoverti.»

«Mi sono ricordato che volevi disegnare i miei tatuaggi.»

Fece scorrere lo sguardo sul torso ben proporzionato, con l’inchiostro che luccicava sotto il riflesso della luce. Aveva una gran voglia di mollare l’album e salire a cavalcioni su di lui per godersi il calore del suo corpo. Resistette all’istinto e andò ad aprire le tende per far spiovere ancora più luce aranciata sul suo soggetto.

Seduto sul davanzale, con il blocco sistemato sopra alle ginocchia piegate, cominciò a lavorare. Ignorò il piano troppo stretto che gli si conficcava nel sedere, del tutto concentrato sull’immagine che aveva davanti. Un silenzio confortevole li avvolse, interrotto soltanto dal rumore della matita sul foglio.

Quando ebbe finito – o ne ebbe avuto abbastanza per il momento –, appoggiò la testa alla cornice della finestra e lo studiò. «Non ti rende per niente giustizia.» Spostò lo sguardo su Eric, gli sorrise e lo riportò sul disegno. Era di nuovo nervoso, ma fanculo: non avrebbe lasciato che i palmi sudati e la pelle d’oca lo tenessero lontano da ciò che voleva davvero.

Ripose l’album accanto allo zaino e si voltò verso il letto. Si sfilò la maglietta e i pantaloni. Eric, che non gli aveva scollato gli occhi di dosso, trattenne il fiato per un istante e subito dopo cominciò a respirare affannosamente.

Rory si stese accanto a lui e spostò Pigolo sul cuscino. Chinò il capo, senza smettere di guardarlo, e baciò il solco che conduceva all’ascella. Eric inspirò forte dal naso. Lui gli catturò i peli con le labbra e tirò piano, poi tracciò una scia di baci giù lungo il fianco.

Esplorò ogni centimetro di pelle esposta, facendolo gemere e inarcare.

Dopo una buona dose di carezze strazianti, Eric non riuscì più a stare fermo. Si tolse a fatica il resto dei vestiti e si affrettò a sfilargli anche i boxer.

«Dio, sei bellissimo,» gli mormorò all’orecchio mentre si strusciavano uno sull’altro.

Il complimento lo colpì nel profondo e lo fece sospirare di piacere. Cazzo. Era meraviglioso sentirsi così vicino a lui. Così al sicuro. Così apprezzato.

Lo attirò sopra di sé, perché era stupendo avere il suo peso a schiacciarlo sul materasso, a proteggerlo.

«Voglio che…» Non riuscì a finire la frase. «Voglio…» Chiuse una mano sull’erezione di Eric e lo baciò, augurandosi che capisse che lo voleva dentro.

«Lo voglio anch’io,» gli assicurò lui, labbra sulle labra.

Furono necessarie quattro serate in chat prima che Rory si ripresentasse in piscina. Eric si trattenne dall’esultare e si avvicinò alla quinta corsia, dove l’altro ragazzo era ancora fuori dall’acqua, con le dita dei piedi arricciate sul bordo della vasca. Stava studiando la piscina. O le persone presenti.

Poteva essere che stesse cercando lui?

Parve rinunciare e si calò gli occhialini sul viso. Eric si schiarì la voce e Rory si girò nella sua direzione, sollevandoseli di nuovo sulla fronte.

«Bentornato,» lo salutò quando si fermò di fronte a lui.

Rory incrociò le braccia sul petto, che era ampio quanto il suo ma forse un filo più snello. Aveva un fisico che sembrava fatto apposta per nuotare, pelle liscia e fasci di muscoli che lo facevano apparire… aerodinamico, in qualche modo.

«Uhm, volevo fare qualche vasca,» replicò e spostò il peso da un piede all’altro.

C’erano volute più di sei ore di chat per arrivare a quel punto, quindi l’ultima cosa che Eric voleva era spaventarlo. Aveva l’impressione che finalmente stessero entrando in confidenza e cominciando ad accettare la compagnia reciproca, almeno online. Adesso dovevano gettare un ponte anche nella vita reale e lui aveva intenzione di rendere le cose il più semplice possibile. Doveva fargli capire che tra loro andava tutto bene.

«Vasche, eh? Perché invece non vediamo quanto sei veloce?»

Rory si rilassò e abbassò le braccia. «Vuoi dire con una gara?»

«Ottima idea. A stile libero.» Eric si spostò nella corsia accanto. «Andata e ritorno. E per renderla più interessante… chi perde paga da bere per entrambi.»

Ricevette un mormorio di assenso. «D’accordo, affare fatto.»

«Al tre, allora.»

Rory si calò gli occhialini.

«Uno… due… tre!»

Eric lo lasciò tuffare un attimo prima. Il suo piano era di farlo vincere per metterlo di buon umore. Nuotò in maniera svogliata e controllò di tanto in tanto dov’era per accertarsi di non superarlo. Wow, era più lento di quanto avesse immaginato. In effetti, a nemmeno metà della distanza, era rallentato drasticamente. Provò a fare qualche bracciata indecisa nel tentativo di restargli dietro ma, a essere onesti, stava diventando difficile nuotare così male.

Poi, a circa due terzi, Rory si fermò a fissarlo. Lui rimase a galleggiare e ricambiò lo sguardo.

«Tutto bene?» gli chiese.

«Non è possibile che tu faccia tanto schifo a nuotare,» commentò lui.

«Detto da te fa un po’ ridere.»

All’improvviso una risata riverberò sulla superficie dell’acqua. «Merda. Stavi cercando di lasciarmi vincere, vero?»

«Credimi, non era per niente facile.»

Ci fu una seconda risata, a cui Eric rispose con un ghigno.

«Forza,» lo incitò Rory, e nuotò pigramente fino a bordo vasca. Una volta arrivato si aggrappò alla base della pedana. «Riproviamo. Stavolta per davvero.» Inarcò un sopracciglio. «Non trattenerti.»

«Forse giusto un pochino? Non voglio metterti a disagio.»

Rory rise ancora più forte. «Vedremo chi sarà a disagio. Andata e ritorno. Dacci dentro

Fu lui a contare fino a tre e, come richiesto, Eric fendette l’acqua al suo normale passo da sprint. A quella velocità non riusciva a controllare quanto fosse indietro il suo avversario. Arrivato in fondo, virò e spinse con i piedi. Negli ultimi metri ci mise un pizzico di forza in più.

Toccò il muro e si guardò alle spalle.

«Non male,» commentò Rory alla sua destra.

Lui si voltò di scatto. «Che diavolo…» Studiò la sua espressione divertita per qualche istante prima di capire. «Oh, merda, tu stavi lasciando vincere me.» Scoppiò a ridere. «Perché volevi che vincessi?»

«Tu perché lo volevi?»

Abbassò lo sguardo sulle corsie. «Di quanto hai vinto?»

«Un paio di secondi buoni.»

«Forse potresti darmi qualche consiglio.»

«Certo che potrei.»

Eric gli schizzò dell’acqua sul viso. «Che ne dici di fare qualche altra vasca e poi ti pago da bere come d’accordo?»

Passarono l’ora successiva a nuotare. Rory gli rimase davanti per l’ottanta per cento del tempo. L’unico stile in cui non sembrava avere del vantaggio era il dorso.

Alla fine uscirono dalla piscina, recuperarono le loro cose dagli appositi scomparti e si diressero verso gli spogliatoi. Erano curiosamente deserti, a esclusione di due ragazzi già vestiti in fondo alla stanza.

Eric raggiunse le docce, dove si spogliò e si insaponò per lavare via il cloro. Sentì Rory entrare in una doccia un po’ più avanti, poi smozzicare un’imprecazione quando l’acqua gelata gli arrivò addosso. A quanto pareva la temperatura non era regolabile, per cui si spostò in quella accanto alla sua.

«Se non funziona neppure quella, io ho quasi finito,» offrì lui.

«No, questa va bene.»

Eric rimase sotto il getto più a lungo del solito. Il calore dell’acqua era troppo piacevole per interromperlo, nonostante avesse dovuto premere sul pulsante varie volte perché continuasse a scendere.

Finì insieme a Rory. Afferrò l’asciugamano e il resto delle sue cose, si spostò su una delle panche nell’area principale e iniziò a frizionarsi i capelli e il viso. Fu mentre appoggiava l’asciugamano sulla panca che si accorse che Rory era fermo in mezzo allo spogliatoio, inchiodato sul posto, e lo fissava sbattendo le ciglia.

Non appena si rese conto che Eric se n’era accorto, arrossì e si affrettò a voltarsi. Si precipitò in uno dei cubicoli chiusi e fu impossibile non udirlo imprecare. «Fanculo!»

Eric si irrigidì e strinse forte i jeans e la maglietta. Sapeva che, se non avesse sistemato in fretta le cose, Rory si sarebbe di nuovo chiuso a riccio.

Per un istante si domandò se valesse sul serio la pena di aiutarlo – era evidente che fargli superare la marea di problemi che aveva gli sarebbe costato quintali di pazienza –, ma decise subito di sì.

C’era qualcosa in lui che gli piaceva davvero, che risvegliava il suo interesse e gli faceva venire voglia di capirlo meglio. Ogni volta che chattavano imparava qualcosa di nuovo su di lui e spesso erano dettagli che lo incuriosivano ancora di più.

Quindi sì, valeva la pena di avere pazienza.

Dopo essersi vestito si avvicinò al cubicolo e si appoggiò contro la porta chiusa. «Mi serve un nome per il mio gattino. Ti va di aiutarmi?»

I movimenti all’interno si interruppero. Per un istante ci fu solo silenzio e poi: «Sei un maestro a trovare nomi. Non hai bisogno di me.»

«Sono un maestro a trovare nomi orribili. Forse dovresti farmi da supervisore?»

Il sibilo di una cerniera che si chiudeva fu seguito dal fruscio di un sacchetto di plastica. Eric si allontanò dalla porta non appena sentì scattare la serratura.

Rory uscì vestito di tutto punto e si mise il borsone a tracolla. Quando alzò gli occhi a incrociare i suoi, lui rimase immobile per qualche istante più del dovuto e non poté fare a meno di notare una certa ostinazione… come se Rory dovesse sfidarsi da solo per evitare di perdere il coraggio e distogliere lo sguardo.

Lo lasciò vincere e lo abbassò per primo. «Allora, pensi di potermi aiutare?»

«Cosa suggerisci di preciso?»

«Devo offrirti da bere. Vieni a casa mia. Ti preparerò una tazza di tè o qualcosa del genere, così potrai aiutarmi a trovare un nome.»

«Sai, a dire il vero preferisco i cuccioli ai micetti…»

«Se era una scusa, te la stai cavando da cani.»

«Ah ah. Divertente. E va bene, penso di poterti aiutare.»

«Perfetto allora.» Indicò l’uscita. «Segui il pickup.»

L’AUTRICE:

Sono una grande, GRANDISSIMA fan dei romance a “cottura lenta”. Amo leggere storie dove i personaggi si innamorano pian piano.

Alcune delle situazioni di cui preferisco leggere e scrivere sono: da nemici ad amanti, da amici ad amanti, e ragazzi che proprio non vogliono saperne di cogliere i segnali.

Scrivo storie di vario genere: romance contemporanei con una buona cucchiaiata di angst, romance contemporanei spensierati e, a volte, persino storie con una spruzzata di fantasy.

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