Recensione “Touch my heart” di Micol Manzo

 

 

 

 

 

trama

La prima cosa che Aponi vede, quando riprende conoscenza in una capanna ai piedi del monte Bosavi, sono degli occhi neri come il cuore della foresta, cupi come lo è l’uomo cui appartengono: Obei, un individuo minaccioso coperto da tante cicatrici quanti sono i suoi muscoli guizzanti. Non ricorda perché si trovi tra i Kaluli, un popolo che non conosce, a eccezione della loro lingua. Un popolo propenso a invadere la sua sfera personale, mettendo a dura prova la sua paura di essere toccata da altre persone. Se da una parte i Kaluli si mostrano gentili e ospitali con lei, dall’altra Obei fa di tutto per renderle un incubo l’esperienza nella foresta. Ma Aponi non è disposta a sottostare al volere di quell’uomo autoritario che pare odiarla con tutto se stesso. Così, con il passare dei giorni, la contesa tra i due si fa sempre più ardente, trasformandosi in desiderio, un sentimento ancor più pericoloso dell’odio.

 

recensione

 

Finalmente un romance fuori da tutti gli schemi o, meglio, a dire il vero li rispetta tutti dall’incontro iniziale allo scontro continuo fra i protagonisti, al finale molto classico, tuttavia l’ambientazione e la storia sono assolutamente originali e diversi dalle tante storie d’amore raccontate e questo vale già metà del romanzo.

Quindi parto dall’ambientazione. Non siamo nella trita New York o nella vitale Los Angeles, e neppure nella nebbiosa Londra, siamo in una foresta della Nuova Guinea. Palme da cocco ma senza le soleggiate spiagge annesse, alberi del pane, mango, natura incontaminata con serpenti annessi e strani animali mai sentiti nominare e tanti, ma tanti uccelli che in realtà sono gli antenati del popolo dei Kaluli. No, non sono impazzita, secondo la cultura dei Kaluli lo spirito dei loro antenati morti rivive nelle migliaia di specie di uccelli che popolano le loro meravigliose e incontaminate terre. Qui arriva la piccola Aponi, australiana in vacanza, il cui aereo dopo l’atterraggio è stato attaccato da un gruppo di mercenari, ferita e soccorsa dal popolo dei Kaluli. Aponi si ambienta immediatamente fra i nativi grazie anche al fatto che conosce la loro lingua, i suoi genitori sono antropologi e le hanno insegnato molte cose sui popoli indigeni, rimanendo tuttavia avari di sentimenti e affetto. Aponi è cresciuta senza genitori, sempre in viaggio per lavoro, e senza amore, ha molte fobie prima fra tutte quella di essere toccata e vive una vita solitaria incapace di formarsi una famiglia, stringere amicizie e sostanzialmente vivere. Eppure fra i Kaluli trova la sua vera dimensione, si sente per la prima volta amata e accolta, da tutti, tranne che dal bellissimo Obei che fin dal primo momento sembra odiarla e non volerla accettare. La lotta fra i due è serrata, ma si sa già che spesso il disprezzo nasconde ben altri sentimenti e infatti la passione sboccia intensa e travolgente facendo perdere la testa ad entrambi.

Al di là dell’evolversi della storia che fra alti e bassi, incidenti e fraintendimenti arriva fino all’epilogo classico e toccante, ho amato molto questo romanzo perché mi ha fatto scoprire usi e costumi, ma soprattutto la spiritualità di un popolo a me sconosciuto e affascinante. In alcuni punti mi sarebbe piaciuto anche un maggiore approfondimento proprio perché l’autrice ha saputo unire conoscenze reali, universitarie, alla fantasia del suo lato creativo, eppure la mia curiosità si sarebbe spinta ancora oltre.

Molto bello anche il lato introspettivo dei due protagonisti, particolarmente di Aponi, le sue paure, la facilità nel superarle una volta trovata la sua collocazione nel mondo, e la dolcezza di Obei, uomo grande, grosso e muscoloso e soprattutto istintivo e animale per certi versi, ma attento e dolcissimo sia nel rispettare i tempi sia nell’ ascoltare la sua compagna nell’adattarsi alla nuova vita e al nuovo ambiente. Una storia diversa dalle altre e sicuramente da leggere.

 

Sensualità: cuori3

Recensione: cece

Editing: mandy

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