Recensione “Per una causa comune” di Andrew Gray

 

 

 

 

 

 

Bryce Morton ha bisogno di cambiare aria: dalla morte del suo compagno, avvenuta un anno prima, è diventato distante e taciturno. I suoi amici, Jerry Lincoln e Akecheta (John) Black Raven, lo convincono ad andare in campeggio con loro in una riserva Sioux. Anche se l’idea lo lascia perplesso, l’interesse di Bryce aumenta quando conosce Paytah, il proprietario dell’emporio del posto. La vita di Paytah Stillwater è colma di sofferenza e l’unica cosa che gli rimane è l’orgoglio. Dopo essere stato abusato da bambino e aver visto la propria denuncia accolta con incredulità, si è chiuso in se stesso, ma non riesce a mettere una pietra sul passato, perché la causa del suo dolore sta ancora nella riserva. Paytah è orgoglioso delle tradizioni del suo popolo e custode attento del proprio cuore, ma quando Bryce compie un gesto di altruismo nei confronti di un bambino nativo, le mura che ha costruito attorno a sé cominciano a crollare. Bryce e Paytah devono affrontare entrambi il dolore che si portano dentro. Quando colui che ha fatto del male a Paytah posa gli occhi su uno dei ragazzini della riserva, i due devono mettere da parte la propria lotta interiore. La ricerca di un modo per fermare quell’uomo li unisce in una causa comune e nel cammino verso un futuro insieme.

La storia è molto spirituale. L’autore non da una faccia o un corpo ai suoi protagonisti. La vicenda è vissuta in prima persona dal protagonista, attraverso i suoi occhi,  i suoi pensieri e le sue percezioni. I personaggi che fanno da spalla sono anche il motore che fa andare avanti il racconto. Ben scritto, coinvolge il lettore fino all’ultima pagina. Giudizio finale discreto e lo consiglierei sicuramente.

 

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