Recensione “Per una causa antica” di Andrew Gray

 

 

 

 

 

Il padre di Will Martin è un razzista; odia i nativi americani e vuole tenerli lontani dalla sua proprietà, anche se parte della terra del suo ranch è sacra per i Sioux. Quando la tribù chiede di potervi celebrare i propri riti, l’uomo rifiuta, ma Will non è d’accordo con lui. Da quando ha visto Takoda Red Bird durante una cerimonia religiosa Sioux, ne è rimasto affascinato, perciò decide di concedere alla tribù l’accesso alla terra. Takoda è abituato ad andare contro la volontà del proprietario testardo: spesso si intrufola in quel luogo sacro per andare a pregare e sa che Will lo ha visto. Quando, per puro spregio, l’allevatore mette all’asta la terra, Takoda sa che è venuto il momento di agire e unisce le forze con Will per impedirne la vendita.

Lottare per questa causa ha più conseguenze di quante Will se ne aspettasse. All’inizio vuole soltanto aiutare la tribù a preservare la propria identità, ma alla fine trova la sua.

Will è una persona aperta, generosa, disponibile e giovane, ed è in conflitto col padre e con il suo odio e il suo rancore verso i Sioux. La storia si complica quando s’innamora di uno di loro. Will però è deciso a far sì che giustizia sia fatta per tutti e per far ciò deve scavare nel passato del genitore, per comprenderne la rabbia e il risentimento. La ricerca lo porterà a scoprire anche delle verità su se stesso. La profondità dei sentimenti e della personalità dei personaggi è molto ben descritta dall’autore che affronta un tema molto caro e ancora aperto nella grande America: l’integrazione razziale. Mi ha coinvolto molto la trama che, pagina dopo pagina porta il lettore lontano, tra gli sconfinati spazi della prateria e gli immensi cieli aperti. Nulla è lasciata al caso: anche l’amore tra i protagonisti che sboccia come un fiore del deserto e che sopravvive alle avversità della vita.

… “Perché?” chiese Takoda.

Will fece spallucce.

“Sapevi come la pensa tuo padre e cosa sarebbe successo se ci avesse scoperti, ma ci ha dato comunque il permesso. Perché?”

Will fece di nuovo spallucce. Cosa avrebbe dovuto rispondere? La verità? Vi ho dato il permesso perché tu sei l’uomo più bello che io abbia mai visto. Voglio piacerti. Perché voglio vedere i tuoi occhi brillare, la tua bocca sorridere e il tuo corpo ebbro di felicità come è successo quando mi hai salutato quella volta. Non poteva dare nessuna di quelle risposte: suonavano stupide persino a lui…. (cit.)

Giudizio molto Buono e lo consiglierei sicuramente.

Sensualità: 

Recensione: 

Editing: 

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