Recensione “Nettare di Campanula” di Le Peruggine

trama

 

: “La globalizzazione totale non è più un’utopia. Il Governo Mondiale ha imposto un’unica lingua, un’unica struttura sociale e un unico apparato burocratico, civico e penale per tutti gli Stati del mondo. Alessandro Musa è un giornalista con l’ambizione di fare un approfondito reportage sull’Arbitrium, un’associazione malavitosa diffusa in tutte le Aree nei confronti della quale le forze dell’ordine sembrano impotenti. Grazie alle sue capacità informatiche riesce ad entrare in possesso di alcune informazioni preziose. Sebbene ciò che ha scoperto non sia sufficiente a far venire a galla il tenebroso mondo dell’Arbitrium, rivela però il luogo dove tutto ha origine: l’India. Il giornalista decide di indagare di persona assoldando una guardia del corpo molto speciale: Lennart Holmberg, ex agente dei servizi segreti svedesi, con cui intreccerà una relazione che andrà ben oltre la professionalità. Qui incontrerà Nihar della casata dei Serpenti Aurei, controverso principe indiano viziato e spietato, custode di un crudele segreto, e Hae-Woo, il fedele servitore, disposto a dare la vita pur di soddisfare ogni capriccio del suo padrone. Un viaggio che avrà per Alessandro una conclusione decisamente inaspettata e che finirà per rivoluzionare le vite di tutti e quattro i personaggi.”

 

recensione

 

Inizio col dire che ho letto parecchie opere di queste autrici e devo ammettere che adoro il cuore che mettono nei loro romanzi storici, due dei quali concatenati in una saga piuttosto famosa.

Nessuno studioso di Storia potrebbe insinuare che non ci sia in quei romanzi la ricerca e la cura denotanti enorme rispetto per il secolo storico affrontato nelle loro opere.

Quando ho avuto tra le mani questo libro in particolare, mi son chiesto come mai avessero deciso di sviare dal loro filone preferito ed addentrarsi nella sperimentazione ignota di un genere così particolare come quello ucronico/fantapolitico.

Ammetto di aver intrapreso la lettura con un pelo di scetticismo ma mi sono subito ricreduto, addentrandomi nella visione di un mondo omogeneo, omologato, appiattito, che nasconde difficili equilibri mantenuti in piedi da fili invisibili nelle mani di pochi, e che fa da sfondo alle vicende dei quattro protagonisti.

Ho amato seguire le indagini di Alessandro che si mischiavano con il nascere della propria consapevolezza di se e della sua sessualità, grazie anche al rapporto, che ammetto essere inizialmente un po’ disfunzionale e forzato, con Lennart, l’aitante e protettivo guardiano della sua incolumità.
Il fatto che Lennart a volte “suggerisca” ad Alessandro, con semplici domande o osservazioni, la giusta via da percorrere, mi ha ricordato le dinamiche che intercorrono tra John Watson e Sherlock Holmes, in quel loro confronto che arricchisce entrambi; dinamica comune a questi due personaggi cardine del Nettare e che so per certo essere frutto di una fantastica coincidenza.

Mi ha sconvolto piacevolmente il rapporto tacitamente bdsm tra il capriccioso principe Nihar ed il suo fedele suddito/valletto/guardia/schiavo Hae-Woo, l’estrema dedizione di questi, i guizzi di affetto del suo padrone nei suoi riguardi, in una relazione che li lega a doppio filo nella vita come nel loro destino. E’ un susseguirsi di vittime che diventano carnefici a loro volta, in un circolo vizioso malato di subordinazione coatta e dominazione come reazione ad uno stato d’essere scomodo, frustrante, debilitante che ferisce profondamente l’anima.

Nulla è lasciato al caso, tutto è equilibrato ed accompagna verso il finale che, oserei dire, fa uscire da un’apnea forzata, permettendo al lettore di tornare a respirare aria fresca.

Non è una lettura semplice, nel senso che si viene fuorviati dallo stile ricercato di scrittura, elegante e raffinato che non fa minimamente immaginare certi risvolti violenti e crudeli, sempre e comunque trattati con tatto, senza scadere nello scabroso.

Lo potrei definire un romanzo di per se bdsm, tendente alle dinamiche Master/slave ma senza consenso preventivo. Ci sono scene di tortura esplicite, dettagliate, crudeli, ma nello stile delle Peruggine tutto diventa sopportabile e perfino bello ed elegante nella sua cruda realtà.

 

Le prime scene di sesso a mio avviso, un po’ si inceppano con questo stile di scrittura, nella misura in cui in certi momenti ci si dovrebbe lasciare andare più all’istinto ed anche a qualche alzata di testa e magari parola più ardita, invece di ridimensionare il tutto nella raffinatezza e nella ricercatezza; le ultime scene di sesso, invece, sono molto più libere ed audaci ,diventando ciò che cerco in questo genere di azione. Comunque questo è un appunto personale basato sul mio gusto e che non influenza affatto il giudizio su questa componente sensuale pienamente soddisfacente.

La meticolosità nelle descrizioni di ogni cosa, dagli ambienti ai tessuti alle espressioni, fanno toccare con mano l’oggetto descritto, visualizzare il viso del personaggio evitando ingannevoli fantasticherie che potrebbero fallare ciò che la scena vuol rappresentare.

Questo livello di dettaglio di reminiscenze vagamente tolkeniane, non è propriamente nelle mie corde ma, ripeto, è un mio gusto personale ed è una caratteristica che comunque preferisco alla povertà di descrizioni, alla superficialità nella caratterizzazione dei personaggi ed alla mancanza totale di un timing temporale che faccia orientare meglio il lettore, come mi è capitato più e più volte di incontrare in molti libri M/M che ho letto.

Perciò ben venga questa cura e precisione che aiutano la visualizzazione degli avvenimenti sin nei minimi dettagli, che non lasciano mai con l’amaro in bocca e mille domande in testa sulla scansione delle giornate di personaggi insipidi, di cui non si sa neanche se son vestiti o no, in quella loro nebulosità che raramente mi ha fatto affezionare ad alcuno dei protagonisti.

In questo libro de Le Peruggine mi sono ritrovato a parteggiare per tutti nonostante sia difficile farlo per alcuni, affezionandomi ad ognuno dei protagonisti, anche se con le dovute preferenze di atteggiamento ed aspetto (ma non svelerò chi è il mio favorito).

Ho gioito, tremato, sorriso, gongolato, provato terrore e preoccupazione, mentre venivo guidato attraverso le loro vicende senza strappi o cadute, in un percorso che si sviluppa fino al suo climax con il giusto tempismo ed impatto emotivo.

Mettiamoci anche che il racconto è riccamente illustrato, cosa rara che coccola il mio istinto artistico come poche, e mostra una cover rinnovata ed opulenta, decisamente migliore di mille altre viste su libri di questo genere, e che ricorda quelle dei romance della Harlequin strizzandogli volutamente l’occhio.

In conclusione, un libro che va letto e gustato, assolutamente da non considerarsi lettura da ombrellone: troppo complesso e consistente, più adatto ad una lettura con un buon calice di vino rosso, stuzzichini e lume di candela (se riuscite a leggere con poca luce senza perderci diottrie, of course)

Illustrazioni: 5
Cover: 4,5 (Avrei messo il massimo ma le campanule le vedo poco amalgamate con il resto della cover, ma in definitiva sono un rompiballe.)

 

Sensualità:  5 cuori rosso

Recensione di: simon firma

 

Editing: Ele

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