Recensione “MI FIDO DI TE – UN NUOVO INIZIO V. 1” di Francesca Preziosi

 

 

 

 

 

 

A ventidue anni Sam non ha ancora deciso cosa fare della sua vita. Ha trascorso gli ultimi quattro anni della sua vita tra un lavoro e un altro, senza mai riuscire a prendere una vera direzione, lasciando che le sue mancate scelte prendessero il sopravvento.

Adam ha trent’anni e sta cercando di ricucire i pezzi della sua vita, andata in frantumi la notte in cui un camion ha travolto lui e il suo migliore amico. È dura per lui ricominciare: l’incidente gli ha lasciato cicatrici profonde segnandolo nel corpo e nel cuore.

L’incontro inaspettato con Sam darà una ulteriore svolta al destino di entrambi. Riusciranno a fidarsi l’uno dell’altro e camminare verso un nuovo inizio, insieme?

Non tutte le ferite sono uguali. Ci sono quelle visibili, che straziano il corpo, e quelle invisibili che intaccano il cuore e i sentimenti.

Adam è sopravvissuto per miracolo ad un incidente, ritrovandosi con vistose cicatrici da ustione su buona parte del corpo e costretto, temporaneamente, alla sedia a rotelle.

Sam invece si porta dentro il rifiuto da parte di una madre che, proprio nella fase più delicata della sua vita, scopre la sua omosessualità e rinnega suo figlio.

Le esperienze dolorose pregresse però, non hanno intaccato la bellezza interiore dei due protagonisti. Quasi di riflesso, è in un luogo di altrettanta bellezza e pace che la loro storia prende vita e cresce: la clinica di riabilitazione “Hope&Run”, splendida ed efficiente struttura immersa nella natura e gestita da persone autorevoli ed estremamente positive. Qui, Sam deve “scontare” quattro mesi di condanna a lavori socialmente utili e Adam sta tentando con tutta la sua determinazione di recuperare la mobilità delle gambe.

È proprio per merito di questa ambientazione che tutto il romanzo è permeato da un clima di positività. Mi sono immaginata le scene sempre illuminate da una luce calda, da un sole tiepido, da un calore che, più che provenire dall’esterno, è intrinseco al luogo.

Parliamo un po’ dei protagonisti. Ovviamente sono entrambi bellissimi, dagli occhi magnetici e dai lineamenti degni di due dèi greci. Adam è un trentenne, ben consapevole di se stesso e di ciò che è, ed ha accettato da tempo la sua omosessualità. Al contrario, Sam deve ancora capire chi veramente sia, o meglio, deve trovare il coraggio di scacciare i suoi fantasmi (ovvero la figura tremenda della madre), lasciarsi andare e far emergere la sua natura profonda e vera. Eppure, nonostante questo conflitto, Sam ha una stabilità e una forza interiore non comuni per i suoi 22 anni. C’è una sorta di mutualità tra i due: Adam ha bisogno della forza fisica e dell’aiuto concreto di Sam, al quale si affida come farebbe un bambino tra le braccia di un genitore; Sam ha bisogno della sicurezza di Adam per trovare la forza di intraprendere la sua strada come uomo adulto.

Una figura che ho amato molto tra i comprimari è il padre di Sam, lo psichiatra affermato Clayton Donovan. Spesso ho pensato che sarebbe il genitore che tutti vorremmo: fermo, autorevole, deciso ma allo stesso tempo sensibile e amorevole. Suo figlio lo ama profondamente; è il suo riferimento e il suo esempio ed è grazie a questa figura che, nonostante i conflitti, sono maturati quella stabilità e forza interiore in lui che lo rendono tanto maturo, pur così giovane. La presenza del dottor Donovan porta calore, serenità, distensione ogni volta che compare. È sicuramente il personaggio più positivo di tutto il libro.

All’estremo opposto c’è Patricia, la madre di Sam e moglie del dottor Donovan. Madre assente, altezzosa, vanitosa, schiava delle apparenze e insoddisfatta, riversa tutta la sua frustrazione sul figlio, insinuando in lui quella serpe velenosa dell’insicurezza e della mancata accettazione, di fatto rovinandogli buona parte della giovane esistenza. Le scene affidate a lei sono poche e tutte in playback ma, in un certo senso, condizionano tutta la storia, nel bene e nel male. È un personaggio totalmente negativo, odioso, un concentrato di cattiveria, tanto da sembrare quasi il villain di un fumetto. Lo ammetto: persino troppo, al punto che secondo me è poco credibile. Questo forse è l’unico vero neo di tutto il romanzo.

Francesca Preziosi ha il dono di una scrittura estremamente cinematografica nella descrizione, nel ritmo e anche nei dialoghi, al punto che molte pagine ho potuto quasi visualizzarle come scene di un film. Lo stile è asciutto e privo di quelli che io definisco “infantilismi”, non ci sono sbavature o cadute di stile; segno, questo, di maturità e padronanza della scrittura. Buona anche l’introspezione dei personaggi: le reazioni e i meccanismi psicologici sono verosimili e credibili, il percorso di crescita e consapevolezza è plausibile e non artefatto.

Concludo con il mio parere. Il romance non è il mio genere preferito, però ammetto che questo è scritto bene. L’ho trovato credibile ed è stato piacevole leggerlo. Di sentimento ce n’è tanto, di erotismo… anche, ma non è mai volgare, anzi: le scene di sesso (esplicite) sono sempre addolcite dall’amore che i due protagonisti provano l’uno per l’altro.
Di sicuro non è una lettura che mi ha cambiato la vita, ma ve la consiglio se volete leggere una storia d’amore che sonda anche l’animo umano e i suoi conflitti.

Sensualità: 

Recensione: 

Editing: 

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