Recensione “L’archivio degli dei” di Miriam Palombi.

trama

Firenze 1587 Cristoforo, anziano pittore, sta scendendo nelle viscere della terra. Per anni il suo compito è stato apporre dei segni misteriosi su alcune opere d’arte. Ora dovrà chiudere per sempre l’accesso a un luogo che è stato costruito come un grande ed elaborato scrigno nei sotterranei della Galleria. Il gravoso compito gli è stato assegnato dal Granduca Francesco I De Medici, suo maestro e amico ma, al contempo despota autoritario dedito all’arte alchemica. Firenze 2005 Secoli dopo Lorenzo Contini, futuro archivista, ritrova un elaborato codice che una volta decifrato lo porterà a dei quadri custoditi nel museo. Analizzando i dipinti scopre i misteriosi segni lasciati da Cristoforo. Una volta assemblati tra loro come in un puzzle mostreranno un nuovo indizio. Un inquietante simbolo alchemico. Questa scoperta rimetterà in moto la catena di eventi. Le vicende del protagonista Lorenzo si intrecciano con quelle di un’antica famiglia fiorentina, gli Arrighi, (su cui aleggia lo spirito di una maledizione legata alla ricerca del “tesoro” fin dai tempi della morte di Francesco I), nella persona del suo ultimo erede Marco. Le ricerche dei due giovani sono osteggiate da Giacomo Antonioli, attuale curatore del museo, vero responsabile di alcuni efferati delitti legati al mistero della Galleria. Figura morbosamente ossessionata dalle dottrine esoteriche e da rituali pagani, Antonioli da decenni cerca l’accesso a un luogo misterioso. Ma cosa è realmente custodito nella Galleria?

recensione

Wow! Fatemelo ripetere: wooow!
Un libro come questo ti tiene intrappolato con il naso tra le sue pagine, come se ti avesse lanciato un incantesimo.
Inoltre è scritto con un’accortezza straordinaria, un linguaggio ben tornito e articolato che ti riporta con la mente indietro nel tempo.
Un percorso pieno di intrigante mistero coinvolge i personaggi in una bramosa caccia al mistero.
Tra follia, antiche alchimie, maledizioni e ossessioni, il lettore viene catapultato a Firenze.
Meravigliose sono le descrizioni delle opere artistiche, la narrazione arriva a sembrare una bellissima opera di teatro, io mi sono sentita così attratta da quel mistero che stava quasi diventando la mia follia.
Si passa dai tempi antichi a quelli moderni con collegamenti che si incastrano come in un mosaico perfetto.
Ho percepito sulla mia pelle tutti quegli eventi che mi hanno fatto tremare, gioire e anche soffrire.
Un romanzo che va letto con attenzione.
I vari personaggi, passati e presenti, vanno tenuti sempre a mente, perché ognuno è collegato all’altro come in una meravigliosa incisione pregiata.
Mi ha veramente incantata dalla prima riga all’ultima e sono stata non solo catturata dall’autrice, ma anche dall’intera opera: mi ha fatto provare quello di cui parlano quando si accenna alla sindrome di Stehdhal.
Io non solo l’ho letto, l’ho proprio vissuto sulla mia pelle, emozionandomi, provando a tratti tachicardia e vertigini, tanto era bella la storia che stavo vivendo.

Recensione:

FirmaMarinaB

Editing:

pandora

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