Recensione “La battaglia sulla montagna di Dio” di Giulio Castelli

trama
1898. Elio Dossi, in fuga da Milano dopo i moti repressi nel sangue dal generale Bava Beccaris, si lascia coinvolgere in una spedizione di occidentali alla volta dell’Armenia. Lo scopo del viaggio è recuperare l’Arca di Noè, che secondo le interpretazioni bibliche dovrebbe essere sepolta tra i ghiacciai del monte Ararat. Viaggiando tra i pericoli nei territori dell’Impero Ottomano, i nove membri della spedizione – tutti con qualche segreto da nascondere – si troveranno a fronteggiare memorabili personaggi: il freddo e crudele capitano Demir, che sogna un impero etnicamente “pulito”; il colosso Aganesian, pronto all’estremo sacrificio in difesa dei suoi compatrioti; il colto e generoso dottor Katurian e la sua seducente figlia Helena. Mentre la missione prosegue, il gruppo assisterà suo malgrado al massacro di migliaia e migliaia di armeni, ad opera di bande di musulmani protette da scherani del sultano Abdul Hamid… Un racconto avventuroso in cui le piccole storie personali si intrecciano splendidamente con la storia di un popolo ancora oggi perseguitato.

recensione

Questo è in tutto e per tutto un romanzo storico, può sembrare una precisazione banale, ma non lo è. Capita spesso di leggere romanzi storici dove l’ambientazione passata è una mera decorazione alle vicende dei protagonisti, qui sembra il contrario. È l’ambientazione che influenza pesantemente le vicende che accadono ad Elio Dossi, il nostro protagonista.
Fin dal primo istante infatti gli eventi storici mettono il povero Elio in una cattiva situazione, che poi porterà alla nascita delle vicende principali.
Leggendo il titolo inoltre, si può pensare che si riferisca a qualcosa di mistico, influenzato dalla presenza divina. Ma, come in un trucco magico, si capisce che dietro c’è soltanto l’intervento dell’uomo. Questo romanzo lo si potrebbe definire come di ‘’denuncia’’ nei confronti dei massacri a danno dei forti sui deboli. Nella fattispecie quello del popolo Armeno. Le descrizioni delle sofferenze e delle barbarie subite da questo popolo sono dure da digerire, e nel libro vengono descritte in modo crudo e violento. Come Dossi, anche chi legge sente lo stomaco rivoltarsi per certe cose. Questo è un modo per immergere il lettore nel romanzo abbastanza spiacevole, ma che permette di ottenere i risultati sperati.
Tutto questo accade perché, se all’inizio leggendo delle avventure di Elio si simpatizza per lui e per le vicende ‘’amorose’’ o presunte tali, mano a mano che si avanza l’ambientazione e gli eventi disdicevoli che accadono mettono tutto il resto in secondo piano. Come quando si vive un piccolo dramma che poi ci sembra ridicolo e stupido di fronte a uno più grande e serio.
Ecco accade proprio questo, la situazione iniziale sembra strana a viversi, ma la si accetta in un certo senso. Il mistero che si crea in seguito incuriosisce anche, ma arrivati di fronte alla realtà storica che ci viene presentata tutto svanisce, e ci sembra insignificante.
Come ogni romanzo storico poi si può notare un certo parallelismo con l’epoca attuale. E con la natura umana. Non si impara dai propri errori e si ripetono lo stesso secolo per secolo. Sembra quasi ridicolo per noi capire che quando si parla del novecento, nel romanzo, lo si fa pensando ad un secolo futuro di pace e progresso, dove le barbarie e gli stermini sarebbero cessati. La tristezza può assalire il lettore, che penserà a come ci sia una certa ingenuità nei personaggi. Ingenuità che forse colpisce anche noi, che viviamo in quest’epoca e speriamo ancora in un’era di pace.
Consiglio il romanzo a chi è interessato a certi argomenti, non credo ne resterà deluso.

Recensione:

jager

Editing:

pandora

 

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