Recensione “Incesto” di Daniele Aiolfi

 

 

 

 

 

 

La strada dell’amore talvolta è contorta, ma l’amore vince sempre. Il titolo sembra dire tutto, ma non sempre le cose sono come sembrano. Ci si dimentica dei drammi della vita, dei condizionamenti, dei sensi di colpa, di quanto l’amore possa cambiare la vita di una persona. Chi non ha mai commesso un errore nella vita, non compri questo racconto o brucerà tra le fiamme dell’Inferno.

Questa è probabilmente la recensione più difficile e complessa che abbia mai scritto poiché la tematica di questo romanzo è davvero importante, forse mai prima d’ora affrontata da un autore, e soprattutto qualcosa di cui può essere davvero molto difficile parlare.

Cercherò pertanto di esprimere il mio pensiero in base alla mia esperienza di lettrice, mettendo da parte pregiudizi e tabù che spesso entrano in contrasto con la nostra opinione e con il nostro metro di giudizio.

Incesto è innanzitutto una storia d’amore, un amore speciale, un amore che va oltre ciò che si può comprendere e che è moralmente accettabile.

Stupenda l’impostazione della storia, raccontata tra le fiamme eterne dell’Inferno, che in questo caso rappresentano il dolore minore che l’esistenza ha inflitto a questa donna.

Una storia breve che arriva subito al punto: il dramma familiare di chi ha in casa un figlio handicappato, che ha le stesse pulsioni di un ragazzo normale, nato libero e sano.

Chi ha un handicap vive intrappolato tra la sua potenzialità di fare alcune cose e la sua disabilità che ne ostacola l’esercizio delle naturali funzioni, sia fisiche che mentali.

In questo l’autore è stato geniale descrivendo la sofferenza e il dolore di una madre che osserva suo figlio, perfetto al di là di quel corpo contorto e dai movimenti disarmonici e incontrollabili.

Nel sesso e nella sessualità di questo ragazzo si scopre una normalità che può apparire malata quando in realtà non è altro che il modo di far stare meglio il figlio e anche la sua mamma, divorata dai sensi di colpa per averlo messo al mondo così imperfetto.

E nasce così la perfezione dell’eros, del sesso, del piacere, di tutto ciò che va oltre il giusto e il bello, il puro e il sano, ed è nel peccato che germoglia il vero profondo intenso amore.

Le descrizioni erotiche delle scene di sesso sono sublimi, al punto di far torcere lo stomaco del lettore che da una parte ne apprezza la narrazione e dall’altra avverte la morsa feroce della frase: “Non è giusto, così è sbagliato, è pazzia”.

Ma cosa è accettabile, cosa è ammesso nel nome dell’amore?

Sembra che il motivo per cui questa donna sta raccontando la sua storia dall’Inferno non sia per aver commesso il peccato di incesto, anzi pare addirittura che nei casi come il suo ci sia uno sconto della pena.

Purtoppo le tragedie familiari portano a drammi e a peccati ben più gravi che vengono scontati tra le fiamme eterne e alla luce dei fuochi fatui.

Ancora una volta Daniele Aiolfi ci mostra un aspetto dell’eros che non ha lo scopo di eccitare ma di far riflettere e pensare.

Dopo averlo letto sono rimasta con il libro chiuso sulle gambe, in uno stato di torpore e sofferenza, per oltre un’ora.

Se avessi avuto un figlio così, cosa avrei fatto? Avrei avuto il coraggio di spingermi fino a dove si è spinta questa donna disperata?

Guardo i miei figli e ringrazio Dio per non avermi messa davanti ad una prova così terribile e dolorosa.

SENSUALITA’:

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