Recensione “Fammi dimenticare la pioggia” di Viviana Leo

trama

Dopo la laurea, Alice decide di realizzare il suo sogno e aprire un ristorante. Gli affari però non vanno a gonfie vele, i clienti scarseggiano e i costi sono elevati. La situazione si complica quando Lisa, la sua migliore amica, preoccupata per le dubbie amicizie del fratello, la supplica di assumerlo per un po’ di tempo, per rimetterlo sulla buona strada. Ma i caratteri esplosivi di entrambi non tardano a scontrarsi. Alice è testarda e ha dei gusti molto classici, Andrea è inaffidabile, vorrebbe rivoluzionare il locale in base alle richieste del mercato e ha idee eccentriche che mettono a dura prova la pazienza di Alice. Finché entrambi capiranno che dietro a quelle liti c’è ben altro…
(spin-off di “Sei solo mio” – Newton Compton Editori)

recensione

Inizio dicendo che “Fammi dimenticare la pioggia” è praticamente lo spin-off di “Sei solo mio”, romanzo made in Italy di successo, inizialmente auto-pubblicato e poi rieditato da Newton Compton. Viviana Leo scrive bene, il suo stile è semplice, pulito. Non ho riscontrato errori (ripetizioni purtroppo sì, per una che ama la ricerca dei sinonimi non è un bene) e ho letto questo breve romanzo in poche ore. Perciò alla fine mi sono fermata un attimo a riflettere. Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma non posso nemmeno affermare che mi abbia fatto battere il cuore o che sia stata una lettura in grado di lasciarmi qualcosa di “speciale”. I protagonisti, Andrea e Alice (personaggi già incontrati in “Sei solo mio” e che con Lisa e Dante, i protagonisti della prima opera della Leo pubblicata da Newton, hanno forti legami di amicizia e di sangue: Andrea infatti è il fratello di Lisa e il migliore amico di Dante, Alice è la migliore amica di Elisa), sono abbastanza ben caratterizzati, ma non mi hanno colpito in modo particolare. I loro battibecchi (carini) a volte mi hanno ricordato una puntata di Uomini e Donne. Lei troppo agitata e prevenuta fin da subito, con il rimprovero facile e mai contenta, lui troppo convinto di se stesso, troppo tranquillo, del tipo “tanto nulla mi tocca”. Se l’autrice voleva farli passare per due giovani ormai maturi, a mio parere non ci è riuscita, nemmeno con il doppio punto di vista (un capitolo lei, un capitolo lui, alternati). I dialoghi a tratti risultano anche un po’ banali.

ALICE
«Alice!». Era la voce trafelata di Lisa.
«Lisa?». Mi allarmai. «Cosa c’è? Ti senti male?…».
«Sì. Cioè, voglio dire, no». Tirai un sospiro di sollievo.
«Allora cosa succede? Ti sento preoccupata».
«Lo sono, infatti. Si tratta di Andrea».
«Andrea? Lisa, per favore, parla, non tenermi sulle spine!». Mi allontanai da orecchie indiscrete e raggiunsi il retro del locale, dove potevo starmene più tranquilla.
«Stamattina mi ha chiamato mia madre. Mi ha detto che è tornato all’alba, ubriaco fradicio e con le nocche sbucciate».
Impallidii. «Cosa? Sei sicura che parliamo dello stesso Andrea? Ma non è possibile…».
«Alice, credimi, nemmeno io ci credevo. Mia madre però mi ha chiamato in lacrime. Mio padre ha cercato di dirgli qualcosa ma lui si è chiuso in camera sua e non è più uscito».
«Mi spiace tanto», mormorai.

ANDREA
Mi stavo annoiando. Tutti quei “prego, signore” o “certo, signore”, o ancora “subito, signore” non facevano per me. La divisa che Martina mi aveva consegnato mi andava anche leggermente stretta, facendomi sentire un idiota impacciato. Dopo la ramanzina di Alice, continuavo a lanciare occhiate risentite al tizio che mi aveva rimproverato per un moscerino inesistente. Mangiava e rideva beatamente, il grassone. Capivo il punto di vista di Alice, ma mi ero sentito punto sul vivo. Era il mio primo giorno di lavoro, non potevano sperare che fossi Flash. Certo, i clienti non lo sapevano, ma anche i camerieri avevano il diritto di essere rispettati, giusto? Oh, al diavolo i clienti. Come avevo potuto lasciarmi convincere da quel peperino di mia sorella? Quel lavoro era di una noia mortale, i clienti erano quasi tutti attempati e perfino l’arredamento lasciava a desiderare, in arte povera.

Comunque dove sarebbero andati a parare lo si capisce fin dalle prime pagine, e questo ci sta, ma preferisco storie in cui almeno una volta la trama mi sconvolge perché non rispecchia quello che mi aspetto dagli indizi lasciati in precedenza dall’autrice. Qui invece è tutto lineare, senza sbavature, direi troppo lineare.

ALICE
Non era possibile che volesse farlo. Si piegò di fronte a me e, prima che potessi fuggire, mi prese il viso fra le mani. Avvertii il mio respiro accelerare, non appena ebbi i suoi occhi color caramello fissi nei miei, il suo profumo così vicino da sentirlo quasi addosso. Non poteva farlo davvero.
La risposta arrivò solo qualche secondo dopo. Sentii le sue labbra sulle mie e il cuore tamburellarmi nella cassa toracica, impazzito. Mi sfiorò in modo delicato, leggero, con un tocco incredibilmente morbido, così tanto da farmi desiderare, assurdamente, di più. Sentii una strana sensazione al basso ventre e sospirai sulla sua pelle; anche lui fece lo stesso, finché qualcuno non si schiarì la voce. Mi staccai, quasi riluttante, e trovai le sue iridi dal colore caldo a fissarmi. Aveva provato le mie stesse sensazioni?

Pure il “colpo di scena finale” te lo aspetti, e questo mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Anche l’ambientazione (siamo nella splendida Puglia, terra ricca di natura e storia) non è approfondita in alcun modo. L’idea comunque è carina e si nota il buon lavoro dell’autrice che riesce anche a strappare qualche sorriso, però di tira e molla così ne abbiamo già visti parecchi, un briciolo di creatività in più non guasterebbe.
“Fammi dimenticare la pioggia” non è solo una storia d’amore, ma vorrebbe racchiudere anche temi importanti che rispecchiano situazioni attuali del nostro Bel Paese: il desiderio di “costruire” qualcosa, la crisi economica che rende le giornate complicate, le bollette da pagare e i soldi che non sembrano essere mai abbastanza, lo stress quotidiano. Purtroppo in questo testo nessuno di questi argomenti è veramente approfondito. L’angoscia data dal rischio di dover chiudere un’attività e che ti attanaglia lo stomaco qui non la troviamo, anzi a tratti pare quasi che la protagonista pensi “e va beh, morto un Papa se ne fa un altro”. Al giorno d’oggi? Seriously? Dovrebbe disperarsi sul serio, vivere con il cervello a mille all’ora per trovare alternative che facciano ripartire l’attività, invece di starsene buona ad accontentarsi dei pochi (troppo pochi) clienti che varcano la sua porta. Mah. Addirittura un tema davvero delicato per il mondo femminile (che non anticipo per non fare spoiler) qui, ahimè, viene trattato dall’autrice con troppa leggerezza e accantonato in poche frasi.
Se avete letto e amato “Sei solo mio” consiglio di leggere anche “Fammi dimenticare la pioggia” perché chiude un cerchio, e i personaggi già conosciuti nel primo romanzo ritornano con un ruolo minore ma determinante. Bello ritrovare Lisa, Dante e soprattutto Bunny, il loro cane.

Sensualità:

cuori2

Recensione:

FirmaShi

Editing:

mandy

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