Recensione “Della stessa sostanza dell’amore” di Biagio Veneruso

 

 

 

 

 

 

A vent’anni, in piena crisi economica, Matteo conduce una vita “comoda”, fatta solo di svaghi, circondato da una schiera di amici a lui devoti e non ha particolari propositi per il futuro se non quello di continuare a divertirsi. Un giorno assiste, per caso, ad un episodio inquietante che gli rivela una difficile situazione familiare, tale da mandare in frantumi quel microcosmo felice costruito anche grazie al benestare dei genitori. Da quel momento il ragazzo inizia un percorso di cambiamento durante il quale conosce Flavia: l’amore per lei ha il potere di liberare la sua vera personalità che, però, nel tentativo di trovare una soluzione ai problemi di tutti, lo porta a commettere una serie di errori fatali. Matteo è costretto ad andar via, inizia una nuova vita ma, quando sembra che abbia trovato la sua dimensione, il richiamo del cuore lo costringe a fare i conti con un passato che, per vergogna e frustrazione, aveva frettolosamente accantonato. Tornato a casa, riceve subito una notizia che proprio non si aspettava…

Della stessa sostanza dell’amore è un romanzo che mi ha spiazzata, sorpresa, mi ha fatto perdere l’equilibrio, così come in momenti diversi i due protagonisti, Matteo e Flavia, perdono conoscenza.

Primo tesoro: le poesie, numerose, versi che colpiscono il cuore, che hanno valore al di là della narrazione. Preziosi momenti in cui le parole hanno significati più alti e più profondi, espressione della penna del giovane Matteo e di Flavia, ma anche canto cosmico, melodia di ogni anima.

E niente sarà più come prima.

Dita che si intrecciano

disegnano messaggi,

che solleticano fantasie ardite

e improvvisano giochi innocenti.

Le prime tenere schermaglie d’amore.

Come mille parole sussurrate.

Tutto ha avuto inizio

col travagliato ma ineluttabile approdo

delle mie mani nelle tue.”

Secondo tesoro: il romanzo ha l’aria di essere una biografia, con spunti autobiografici, così fa intendere. Si percepisce che alcuni episodi sono stati realmente e direttamente vissuti, non solo sognati o ideati. Mi piace! Da Napoli a Milano in cerca di fortuna, di lavoro, ma soprattutto di sé, e come ogni odissea si torna a Itaca, per Matteo in Campania. Nella vita concreta non sempre è possibile un ritorno, ma il legame con le proprie origini è indubbiamente forte, e il ragazzo si guadagna l’opportunità di mettersi di nuovo in gioco nella sua terra.

Matteo più volte si trova a dover iniziare dal nulla, ma coraggio e tenacia non gli mancano.

Terzo tesoro: è un romanzo d’attualità, ambientato nell’Italia di oggi, con le relative contraddizioni e i valori; i personaggi sono verosimili, direi veri, come le situazioni e il contesto. Veneruso ci presenta con competenza l’evoluzione economica dal 2008: i termini tecnici mi hanno spronato a informarmi meglio e addentrarmi in un campo che non conoscevo.

Criticità: la scrittura è scorrevole, piana, mancano quelle tecniche narrative che creano attesa, manca un crescendo che attanagli il lettore.

Quarto tesoro: l’amore! Dalle delusioni adolescenziali all’amore-scelta, dall’amore per le famiglie d’origine al nuovo progetto di coppia. Ah, l’amour! Mi hai fatto commuovere, Biagio Veneruso!

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