Intervista Sale e Pepe: Velia Rizzoli Benfenati (autrice)

intervista

 

–      A CHE ETA’ TI SEI APPASSIONATO ALLA LETTURA?

Onestamente non saprei dire quando, ricordo di aver letto sempre tanto, più di quello che i miei insegnanti richiedevano, e che ci sono stati libri che ho amato tanto sin dalla scuola media.

–      QUANDO HAI COMINCIATO A SCRIVERE?

Il primo romanzo che ho scritto risale al 2003. Non è mai stato pubblicato e non lo pubblicherò mai. Scrivere quella storia mi ha aiutato in un periodo difficile e, benché sia consapevole della scarsità del testo, ci sono ancora affezionata.

–      COME E’ NATA LA DECISIONE DI INIZIARE A SCRIVERE?

Non è nata da me. Diciamo che la storia mi è entrata in testa. Era un periodo della mia vita in cui soffrivo per una depressione e ascoltare i personaggi mi ha aiutato a fare pace con me stessa.

–      COME NASCONO LE STORIE DI CUI PARLI? A COSA TI ISPIRI?

Ogni storia nasce da un’idea a sé. Può essere una foto, una conferenza, un ricordo, un brano di un libro, una canzone… da quel “nulla” nasce un barlume, come una fiammella: è l’idea di base. Dopo parto con le ricerche per studiare l’ambientazione e i personaggi e, man mano, mi vengono in mente brani del testo e la storia prende forma. In seguito, anche grazie a questi studi, la trama mi è in testa in modo preciso. Solo a quel punto inizio a scrivere capitolo per capitolo.

–      MOLTI AUTORI SOSTENGONO CHE MENTRE IL RACCONTO PRENDE FORMA SONO I PERSONAGGI STESSI CHE TI PARLANO E TI INDICANO LA STRADA DA SEGUIRE… SENTI ANCHE TU LE VOCI NELLA TESTA?

A volte mi capita, ma in genere è una specie di collaborazione: io decido la trama che è in gran parte dovuta alla loro personalità. Del resto un dato avvenimento può accadere perché un determinato personaggio lo fa accadere. Non si può scrivere in modo contrario alla personalità dei protagonisti.

–      COME HAI CAPITO CHE IL TUO GENERE LETTERARIO ERA QUESTO?

Beh… ecco… non sono sicura di averlo capito! Ho cose diverse nel cassetto che non sono mm. Ho cominciato a scrivere questo genere in modo del tutto casuale, semplicemente perché mi era venuta in mente una storia. Non sapevo neanche che esistesse un genere! Credo che scriverò ancora storie così fino a quando me ne verranno in mente

–      QUANDO LEGGI UN LIBRO, NEL DARE IL TUO GIUDIZIO TI PONI COME SEMPLICE LETTORE O COME SCRITTORE?

In genere come lettrice. Mi sento sempre prima lettrice e poi scrittrice. Anzi, se devo essere sincera la parola “scrittrice” mi fa un po’ paura. Mi sembra troppo grande e importante per una come me.

–      COSA PENSI A RIGUARDO DELL’ANNOSO DILEMMA C.E. VS SELF?

Beh, io ho sempre pubblicato con una casa editrice fatta da persone meravigliose. Essendo piuttosto insicura, sento il bisogno di questo cuscinetto, di persone che, prima di affrontare il pubblico, mi dicano se il lavoro è all’altezza oppure no. Se uno è bravo credo che la pubblicazione self non sia certo il male assoluto. Mi dà un po’ fastidio quando sui social leggo cose del tipo “ho cominciato il mio nuovo romanzo, verso fine mese dovrei finirlo e a metà del mese prossimo sarà disponibile in e-book” perché, per quanto uno sia bravo e veloce, vuol dire che sta scrivendo un racconto, non certo un romanzo e ha intenzione di fare una correzione che non sia, quanto meno, frettolosa. I lettori si meritano sempre il massimo dell’impegno.

–      COME VEDI IL TUO FUTURO DI SCRITTORE? RIMARRAI FEDELE AL TUO GENERE O HAI VOGLIA DI SPERIMENTARE CON QUALCOSA DI NUOVO?

Non ho la sfera di cristallo, credo che scriverò sempre le storie che avrò in mente. Attualmente, con i miei tempi e calcolando quante trame ho in testa, credo che smetterò di scrivere narrativa mm verso il 2260, sempre che ne frattempo non me ne vengano in mente altre…

–      TRA I LIBRI CHE HAI SCRITTO, QUAL E’ QUELLO CHE HAI AMATO DI PIU’ E PERCHE’? CE NE PARLI?

Non saprei: ho un rapporto di amore-odio con i miei romanzi. Di solito amo i miei personaggi mentre scrivo, li odio in fase di correzione e torno ad amarli quando vedono la luce. Di solito sono i lettori che, cogliendo aspetti a me nuovi, me li fanno riscoprire e apprezzare.

Dei Fenomeni mi piace ancora il tuffo nel passato e il fatto che sia abbastanza originale nel suo genere: sono ragazzi che vanno a scuola e fanno sport, ma il tutto avviene in Italia, nel liceo che ho frequentato io, negli anni in cui c’ero anch’io. Se Drago e Franz esistessero sarebbero miei ex compagni di scuola.

–      CHI SONO I TUOI AUTORI PREFERITI? QUALI QUELLI CHE TI HANNO ISPIRATO MAGGIORMENTE?

Io sono un’autrice mm sui generis, come dicevo prima, non conoscevo il genere prima di pubblicare Amnésie à Paris. I miei autori preferiti sono di generi molto diversi e li amo per motivi molto diversi.

Amo Luis Sepùlveda, al suo Patagonia Express mi sono ispirata nello scrivere nell’ultimo racconto di Natale edito da Triskell nel 2015, anche se lui è andato al Sud del Mondo e io al Nord.

Un’autrice che apprezzo particolarmente è Agatha Christie, ricordo che ho letto tutti i suoi libri durante gli anni dell’Università, lo facevo sull’autobus che mi portava alla facoltà.

 Di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, adoro il fatto che scrivono della mia terra, le colline sulle quali vivo io, donando un colore esotico. I Fenomeni è molto diverso, ma l’idea di poter scrivere di Bologna è nata grazie a loro.

Nicola Lecca è uno scrittore italiano, mio coetaneo, di raro talento. Il suo gioco di intrecci e il suo stile unico sono una continua e sorprendente scoperta.

 J.K. Rowling è un nome noto a tutti. Di lei ammiro il fatto che abbia riportato i ragazzi in libreria: prima di Harry Potter loro facevano la fila per i videogiochi, con Harry Potter sono tornate le file davanti alle librerie. Grazie a lei altri autori sono diventati fenomeni di massa per i giovani lettori. E sono convinta che un giovane lettore possa diventare un adulto pensante. A parte questo: Harry mi ha tenuta sveglia diverse notti…

 Graham Greene è stato un autore di best seller negli anni Sessanta, poi quasi dimenticato. Ora i suoi romanzi sono diventati dei classici, ma non conosco nessuno che lo apprezza e in giro non ne sento parlare mai. Credo andrebbe riscoperto perché i suoi romanzi sono, oggettivamente, ben scritti e passano dall’essere semplicemente divertenti al drammatico, al politico: un vero caleidoscopio di parole, trame ed emozioni.

 A Svetlana Aleksievic hanno assegnato il Nobel per la Letteratura nel 2015 e non è un caso: sa scrivere la realtà della cronaca con una capacità empatica di cui io non conosco eguali. Il suo Preghiera per Cernobyl, per me, è un sacro Graal: drammatico e preciso nel suo narrare, è riuscita a coinvolgermi emotivamente così tanto da rendermi quasi impossibile la lettura, ma senza essere capace di smettere. Quando cerco le parole per dare voce a un personaggio e non trovo la giusta intensità riprendo in mano quel libro quasi consumato e ne rileggo un po’.

–      UN CONSIGLIO SPASSIONATO AD UN AUTORE EMERGENTE?

Oddio… non è che qualcuno dovrebbe darne a me? Non mi sento un’autrice “arrivata” degna di dare consigli a chiunque. L’unica cosa che mi sento di chiedere ai colleghi è di cercare l’accuratezza nei dettagli quando si scrive di un determinato argomento perché si può scrivere nel modo sintatticamente e grammaticalmente perfetto, ma se poi non si curano alcuni aspetti il romanzo resta un’opera scadente. Bisogna sempre tener presente che, quando si pubblica, non si sa chi leggerà il proprio lavoro. Faccio un piccolo esempio: poche settimane fa un lettore mi ha fatto i complimenti per i Fenomeni perché lui, che non ama particolarmente i romanzi, ma è appassionato di pallavolo, ha cercato su google un libro che parlasse di questo sport e ha trovato una storia verosimile i cui dati storici sono reali e documentati.

–      CI RACCONTI QUALCOSA DI CURIOSO SU TE STESSO?

Vediamo… contrariamente a molti miei colleghi, non ho fatto studi umanistici. Dopo il liceo scientifico ho frequentato Ingegneria Meccanica e, per una stagione, ho anche lavorato come tecnico di pista in un campionato italiano di corse in monoposto che all’epoca si chiamava Formula 3. Qualche ricordo dell’epoca è stato sfruttato nel racconto di Natale edito da Triskell nel 2014.

Poi la passione è scomparsa (ho visto troppi ragazzi morire in pista) e, complice la depressione a cui devo i miei inizi da scribacchina, ho lasciato l’università. Oggi sono artigiana, in società con mia sorella e abbiamo due dipendenti. Se mai dovessi scrivere una storia ambientata nel mio lavoro, starebbe tra il comico e il paradossale!

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