Intervista a Linda Lercari

 

 

 

 

intervista

      A CHE ETA’ TI SEI APPASSIONATO ALLA LETTURA?  Non sono stata una lettrice tanto precoce. Da piccola mia madre mi leggeva Asterix, ma per quanto riguarda le letture da sola ho iniziato verso i nove anni. Leggevo molta fantascienza, i miei erano appassionati di Urania. Il mio primo romanzo, e ve lo garantisco nonostante il titolo possa fuorviare è per ragazzi, fu Strisciava sulla sabbia di Hal Clement

      QUANDO HAI COMINCIATO A SCRIVERE? Se dico che mi piaceva anche comporre i temi a scuola sono un po’ “naif”? Be’ penso che la maggior parte dei miei colleghi lo pensi, ma a volte non lo dica per timore di passare da ingenuo. Io adoravo le ore di italiano e mi scervellavo per trovare sinonimi adatti avendo sempre detestato le ripetizioni. Però solo alla fine delle superiori cominciai a scrivere racconti per vari concorsi letterari per studenti. E’ stata una droga, non mi sono più fermata. In principio usavo carta, penna e una macchina da scrivere Olivetti a carrello lungo pesantissima e bellissima.

      COME E’ NATA LA DECISIONE DI INIZIARE A SCRIVERE? Dentro ognuno di noi c’è una forma d’arte che chiede solo di essere sviluppata. Qualcosa che ci spinge a esternare i nostri sentimenti. Sono pessima nel disegno e so leggere a malapena gli spartiti, mentre qualsiasi cosa mi passi per la mente prende forma sulla carta quasi spontaneamente. Una vera e propria decisione non l’ho mai presa, semplicemente i personaggi che si affollavano nella mia testa hanno deciso di uscire.

      COME NASCONO LE STORIE DI CUI PARLI? A COSA TI ISPIRI? Quello che cerco è sempre un messaggio chiaro da trasmettere ai lettori. Quando ho ben delineato la “morale” del racconto passo a decidere dove posso ambientarlo per meglio veicolarlo. Le ispirazioni mi arrivano da molte fonti, dai romanzi che ho letto e che leggo, dal teatro (ho recitato in tre compagnie e continuo tutt’ora), dall’arte marziale che pratico ovvero il Kendo, e da tutte le persone che conosco. Non sono una scrittrice del quotidiano, ma da quello che mi accade traggo molta ispirazione. Uno scrittore deve scrivere di ciò che conosce per questo faccio molte attività e viaggio il più possibile, nei limiti del mio budget, ovviamente. Ho sempre desiderio di fare nuove esperienze.

      MOLTI AUTORI SOSTENGONO CHE MENTRE IL RACCONTO PRENDE FORMA SONO I PERSONAGGI STESSI CHE TI PARLANO E TI INDICANO LA STRADA DA SEGUIRE… SENTI ANCHE TU LE VOCI NELLA TESTA? Le voci in testa? Aahahahaah? Magari fossero solo in testa. Per quanto mi sforzi di buttare giù una scaletta, per quanto cerchi di essere il dio onnisciente del piccolo mondo che creo, finisce sempre che quando appoggio i polpastrelli sulla tastiera del computer succede qualcosa  e i miei personaggi prendono decisioni alle quali io non avrei mai pensato. Sono oltretutto ostinati e non c’è modo di far cambiare loro idea. So di essere io l’artefice dello scritto, ma andando avanti i caratteri e le sfaccettature diventano tali da farmi “ragionare” come il personaggio e quindi la storia può prendere forme inaspettate rispetto al progetto iniziale.

      COME HAI CAPITO CHE IL TUO GENERE LETTERARIO ERA QUESTO? Non ho un genere letterario, ne ho tanti. Un bravo scrittore è prima di tutto un bravo lettore e a me piace tutto, quasi tutto. I gialli non sono proprio la mia passione, lo confesso. Però ho scritto di fantascienza distopica, narrativa per ragazzi, horror gotico, horror lovecraftiano, sino ad arrivare ai miei ultimi nati ovvero un romanzo storico ambientato nel Giappone medioevale e alcuni racconti puramente erotici.

      QUANDO LEGGI UN LIBRO, NEL DARE IL TUO GIUDIZIO TI PONI COME SEMPLICE LETTORE O COME SCRITTORE? Vorrei essere più professionale e dividere le due cose, ma sono un semplice essere umano e non ho tanta forza. Il giudizio è di entrambi. Posso dire di aver letto un buon romanzo come lettore e la stessa storia può essere terribile dal punto di vista dello scrittore. Soprattutto lo scrittore la fa da padrone perché vorrei che gli autori facessero sempre del loro meglio e che non tralasciassero nulla, cosa che non accade sempre. Ormai il semplice lettore, in me, non esiste più, anche se sono comunque in grado di godermi la lettura.

      COSA PENSI A RIGUARDO DELL’ANNOSO DILEMMA C.E. VS SELF? Dipende dal proprio “seguito” di lettori. In Italia se non hai un nome è difficile spiccare come self. Preferisco una buona casa editrice almeno per consolidare il proprio nome, anche se il guadagno è quasi inesistente. La pubblicazione in self permette maggiori introiti, ma a patto che si abbiano già lettori fedeli. In ogni caso invito i miei colleghi in self a utilizzare tutti gli strumenti per creare un buon prodotto, quindi non si badi a spese per l’editing e la correzione, in quanto “self” non deve essere sinonimo di caos.

      COME VEDI IL TUO FUTURO DI SCRITTORE? RIMARRAI FEDELE AL TUO GENERE O HAI VOGLIA DI SPERIMENTARE CON QUALCOSA DI NUOVO? Di secondo nome faccio “sperimentare”, ahahhaha!!  Ho da poco scelto la copertina per un thriller che uscirà a breve con la C.E. Bookabook. Nonostante avessi prima affermato che i gialli non erano il mio genere preferito. Mi piace cambiare e non rimanere relegata a un ruolo specifico, anche se il pubblico mi chiede soprattutto erotici, genere per il quale neppure credevo di essere portata e che invece stanno andando benissimo.

      TRA I LIBRI CHE HAI SCRITTO, QUAL E’ QUELLO CHE HAI AMATO DI PIU’ E PERCHE’? CE NE PARLI? Senza alcun dubbio il mio romanzo preferito è “L’ombra di cenere” che ho pubblicato con HarperCollins. Dire che amo questo romanzo è dir poco. Penso che una parte di me sia rimasta rinchiusa fra le pagine. Qualcosa che non poteva rimanere solo nel mio cuore e che doveva essere per forza raccontato. E’ la storia del rapporto durato tutta una vita fra due samurai. Due guerrieri che sono rimasti fianco a fianco dividendosi gioie e onori e affrontando insieme ogni avversità, ogni pericolo. A unirli un sentimento che non poteva essere solo amicizia e che chiamare amore sarebbe riduttivo. Un filo rosso fatto di onore e adorazione che va al di là del tempo e dello spazio. Uno dei due samurai rinuncia alla propria identità, a se stesso, pur di seguire il suo nobile signore in ogni fase della vita.

      CHI SONO I TUOI AUTORI PREFERITI? QUALI QUELLI CHE TI HANNO ISPIRATO MAGGIORMENTE? Ce  ne sono tantissimi in base ai vari periodi in cui li ho letti. Ogni stagione del mio percorso ha avuto i suoi maestri. Fra tutti citerei Oscar Wilde, Betty Smith, Stephen King, Giacomo Leopardi, Luigi Pirandello, Colleen McCullough e, ultimo ma non per importanza, Mordecai Richler.

      UN CONSIGLIO SPASSIONATO AD UN AUTORE EMERGENTE? Scrivere poco e bene. Qualità sempre su quantità.

      CI RACCONTI QUALCOSA DI CURIOSO SU TE STESSO? Sono io stessa un personaggio bizzarro. Ho recitato Shakespeare in lingua originale con la compagnia Next Artists e tutt’ora recito in una compagnia, la Re-Play di Pietro Malavenda. Siamo andati in scena pochi giorni fa con “Gli esami non finiscono mai” di Eduardo de Filippo. Pratico la via della spada ovvero il Kendo, un’arte marziale giapponese dove si deve indossare un’armatura tradizionale e si combatte con lo shinai, una spada di bamboo e sono primo Dan. Inoltre faccio parte del TOF un gruppo di artisti vari coi quali abbiamo creato un evento annuale denominato “Infusi di inchiostro” ovvero dei tè letterari dove serviamo la bevanda calda e dei dolcetti mentre recitiamo poesie sia nostre che di autori che amiamo e invitiamo il pubblico a fare altrettanto. Con mio marito ho finito da poco di scrivere un copione teatrale su commissione. La cosa più curiosa in assoluto? Dovrei farvi vedere le mie foto di scena.

 

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One thought on “Intervista a Linda Lercari”

  1. Bravissima e modesta, le tue opere sono tutte di alto livello ed i tuoi già numerosi lettori, attendono impazienti le nuove pubblicazioni!

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